Ghirba - Biosteria della Gabella

UTOPIA #3 UN MONDO DOVE LA RESILIENZA BAHÀ’Ì È IMPRONTA FIORITA

“Possono toglierci via tutto ma non possono estirpare il nostro amore per la conoscenza”

Scuola Comics, Via Roma 20
Bruno Cattani, Giorgia Bonfante
Tutor: May Bulletti

La comunità bahá’í in Iran è perseguitata dal Governo e ai giovani bahá’í è precluso l’accesso all’università. In seguito a queste privazioni i bahá’í hanno fondato un’università bahá’í autogestita “casalinga” dal 1987. Le suggestive foto di Bruno Cattani sono accompagnate da una narrazione visiva e da alcune poesie tratte del libro “Poesie dalla Prigione” di Mahvash Sabet.

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EVENTO

Venerdì 27 aprile 2018
Scuola di Comics Via Roma 20
Ore 21.00

IMPRONTE FIORITE

Reading di poesie accompagnato da musica.
Le poesie sono tratte del libro “Poesie dalla Prigione” di Mahvash Sabet, un’insegnante dell’Università bahá’í in Iran che ha recentemente scontato 10 anni nel carcere di Evin a Tehran, a causa del suo credo.
La sua poesia, intima ed essenziale, descrive il momento storico nel quale vive e restituisce intensi ritratti delle compagne di prigionia o dei suoi affetti, fino ad esplorare il suo mondo interiore. L’intensità, la semplicità e la vivace visione della vita contraddistinguono interamente la sua opera.
Faezeh Mardani condurrà il reading accompagnata da attori e musicisti che interpreteranno le poesie.

Fotografie di Bruno Cattani
Illustrazioni di Giorgia Bonfante
Testi di May
“Possono toglierci via tutto ma non possono estirpare il nostro amore per la conoscenza”
Sin dagli albori della sua nascita, a metà dell’Ottocento, la Fede bahá’í è stata perseguitata in Iran e attualmente ai giovani bahá’í è preclusa, dal Governo, la possibilità di accedere agli studi universitari a causa del loro credo religioso e ai docenti bahá’í di insegnare.
Il caso dei bahá’í in Iran affonda le sue radici con il nascere della Fede stessa nel 1844, da allora i bahà’í sono stati vittime di violente e in molti casi cruente e deplorevoli persecuzioni, furono migliaia i martirizzati e ancor di più coloro che sono stati privati di diritti fondamentali. Durante il novecento la situazione in Iran, sotto il regno della dinastia Pahlavi, migliora per poi tornare a peggiorare drasticamente con l’avvento della Rivoluzione islamica, nel 1979, e si protrae fino ai nostri giorni, impunemente. Le motivazioni di tale sistematica repressione e volontà di annientamento della comunità bahá’í sono svariate; il mantenimento del potere religioso e politico del clero sciita, la paura del diffondersi di una nuova religione, la paura del cambiamento di certi principi e comportamenti culturali e così via…
Vi è una caratteristica degna di attenzione che rende il caso dei bahá’í in Iran differente rispetto ad altri gruppi religiosi, politici, etnici ecc… che sono a loro volta perseguitati nelle diverse parti del mondo e risiede proprio nei principi rivelati da Bahà’u’llàh ai quali i bahá’í devotamente ubbidiscono. Tutta la Rivelazione bahá’í è fondata sul principio dell’Unità, questo fondamento è la base granitica sulla quale si poggia tutto il pensiero bahá’í e tutti gli altri dettami o le leggi si strutturano affinché lo scopo primario sia raggiunto e cioè il conseguimento dell’unità del genere umano e la visione che Dio è uno, i messaggeri di Dio ( Abramo, Mose, Buddha, Cristo, Muhammad, Bahà’u’llah ecc…) sono un unico corpo con diverse sembianze a seconda del tempo e del luogo nel quale si rivelano, e che la razza umana è una e quindi che la terra deve essere considerata come un solo paese e l’umanità i suoi cittadini. Questo concetto è
totalmente estraneo alle ideologie totalitaristiche e socialiste che il mondo ha sperimentato fino ad oggi in quanto la visione di unità bahá’í contempla la preservazione di tutte le meravigliose diversità di cui gli uomini sono caratterizzati. Per poter raggiungere questo alto scopo e per poter costituire una Pace mondiale grazie la quale tutta l’umanità possa prosperare è necessario un altro requisito fondamentale ed
è quello dell’abolizione del conflitto, in tutte le sue forme e a tutti i livelli. Nello specifico si attua con un’altra legge bahá’í che impone a tutti i credenti di obbedire alle leggi dello stato in cui vivono e di non entrare per nessun motivo in conflitto con le istituzioni o con i loro connazionali e per questo motivo persino l’attività partitica è vietata ai bahá’í. Chiaramente quando le leggi dello stato impongono ai
credenti di rinnegare il loro credo religioso i bahá’í sono tenuti a rivendicare la legittimità dei loro diritti, sempre in forme non conflittuali, e devono essere disposti a sacrificarsi senza dichiarare il falso, ad esempio che non sono bahá’í quando lo sono.
Questo aspetto, che per certi versi potremmo definire dottrinale, rende i comportamenti dei bahá’í in Iran particolarmente interessanti poiché, come vediamo, essi si attivano per poter rivendicare i loro diritti autogestendosi all’interno della comunità stessa.
A questo punto è scontato chiedersi in che modo i bahá’í gestiscono la vita quotidiana in un contesto dove non gli è permesso accedere all’università, dove non possono lavorare negli uffici pubblici, in nessun ambito statale, o dove spesso le licenze per le attività commerciali sono negate poiché considerati persone impure, o le case e le proprietà vengono confiscate senza motivo, i luoghi considerati sacri distrutti, i cimiteri dissacrati, o dove tutte le loro comunicazioni sono controllate dallo stato e così la loro vita privata, o dove in qualsiasi momento del giorno o nel cuore della notte le loro case sono invase dai Pasdaran e i capi famiglia o a volte anche i bambini vengono arrestati, e in un contesto dove non abbiano il permesso di vivere nessun tipo di vita comunitaria.

Ovviamente le azioni per sopravvivere a queste privazioni sono molte ma una in particolare è molto originale e complessa nella sua realizzazione: l’università fatta in casa. BIHE (Bahá’í Institute Higher Education). Non potendo accedere all’università pubblica e neanche a quella privata la comunità bahá’í ha fondato e strutturato, nel 1987, un’università bahá’í che ha sede nelle case dei credenti di tutto il paese. Le facoltà sono le più svariate, fisica, chimica, ingegneria, psicologia, letteratura e così via; gli insegnanti sono
coloro che sono stati espulsi dagli incarichi pubblichi, quindi che lavoravano nell’università pubblica, o coloro che in questi anni si sono laureati; gli studenti sono tutti i giovani bahá’í che desiderano restare nel proprio paese e che non possono accedere all’istruzione pubblica a causa del loro credo religioso; le aule sono le sale delle case dei credenti, sparse in tutto il paese, i banchi sono i tappeti o le sedie sulle quali si siedono a studiare, i libri sono per lo più fotocopiati, le mense sono le amorevoli cucine delle signore persiane che preparano per loro rinomati risi persiani, i dormitori sono le camerette dei figli che lasciano per brevi periodi i loro letti agli studenti che ospitano e il campus è la determinazione e lo spirito costruttivo sui quali si fonda l’Università bahá’í sin dagli anni ’80.
Attualmente offre circa 17 corsi di laurea e programmi accademici di apprendimento e di ricerca nel campo delle scienze, delle scienze sociali e delle arti.
Ovviamente lo stato non riconosce l’università bahá’í, anzi l’osteggia sistematicamente confiscando tutto il materiale e i mezzi utilizzati, cd, libri, computer, fotocopiatrici, e arrestando i docenti, ma fortunatamente, grazie al lavoro dei bahá’í occidentali, diverse università estere, sia in America che in Canada che in Europa riconoscono il percorso di studi e l’alto livello di preparazione degli studenti e quindi gli concedono il titolo di studio come se avessero studiato nelle suddette università.
L’amore per la conoscenza e l’obbligo di un’istruzione universale sono molto spiccati nella Fede bahá’í e sicuramente questo ne è l’esempio più rappresentativo. L’educazione non è un crimine e non può esserlo, l’educazione è un diritto fondamentale e un obbligo.
L’arte può favorire la conoscenza delle ingiustizie che vengono perpetuate nel mondo e può creare la giusta empatia che da vita alla sincera fratellanza fra gli uomini. Per questo l’immagine icona della mostra è un fiore, simbolo del seme dell’educazione che è stato piantato ed è fiorito. Un’impronta fiorita è il segno che i bahá’í stanno lasciando nel mondo.
La mostra presenta le suggestive fotografie di Bruno Cattani, scattate a Tehran, accompagnate dalla narrazione dell’esperienza dell’Università bahá’í in Iran e dalle illustrazioni di Giorgia Bonfante che ne ha reinterpretato le atmosfere. Sono presenti anche alcune poesie tratte del libro “Poesie dalla Prigione” di Mahvash Sabet, un’insegnante dell’Università bahá’í che ha scontato 10 anni nel carcere di Evin a Tehran.
La resilienza pacifica, attiva e costruttiva è un’utopia o una realtà?!
È un’utopia concreta (un bel paradosso!)
Fatti e non parole siano il vostro ornamento…
Beato colui che si unisce a tutti gli uomini in spirito di massima gentilezza e di profondo amore…
Maggiori info su: https://www.bic.org/focus-areas/situation- iranian-bahais