Ghirba - Biosteria della Gabella

A cura di Alessandra Calò

La Galleria Fonderia 20.9 di Verona al Lab Art di via Roma

LabArt | parco Santa Maria

Presso il LabArt – nel verdeggiante Parco Santa Maria – la galleria di Verona Fonderia 20.9 presenterà i progetti di Nausicaa Giulia Bianchi, Aminta Pierri, Chiara Bandino, Brutti Emanuele, Tommaso Mori in una collettiva che prende il nome di Camera Privata.
Il progetto è in collaborazione con Balterbooks, casa editrice indipendente che si dedica ad esplorare le connessioni del visivo attraverso linguaggi differenti.

info:
+39 349 1430086
info@fonderia209.com

CAMERA PRIVATA
Il grumo nero della guerra e del lager; la memoria scomoda di un segreto di famiglia; l’esumazione di una vita spesa tra angoscia e poesia; la storia di un esilio che trasfigura in icona mistica; il peso di simboli che riconducono all’infanzia. Qui, l’archivio diventa materia pulsante, luogo riposto eppure scottante, in cui gli artisti – come sconsiderati demineurs – affondano le mani. Che si tratti di nodi familiari, intimi o spirituali, il tempo viene manipolato e reinterpretato, divenendo trasparenza di quella sottile linea che separa oblio e rinascita.

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A volo d’angelo di Emanuele Brutti
“Il coraggio di essere me stesso mi è sempre mancato, mi è sempre mancato il coraggio di esprimermi nella vita reale”.
A volo d’Angelo è una ricerca sul concetto di autorappresentazione. Io mi fotografo quindi esisto. Auto-ritratti come simboli della presenza terrena, fisica e reale. Nelle immagini di Angelo osserviamo delle “mise en scene” di una vita fantastica che si fondono con situazioni di vita vera. I gesti e azioni compiute nelle fotografie che osserviamo hanno un significato specifico. L’obiettivo della mia ricerca è indagare cosa l’autore voglia comunicare e capire se sia possibile conoscerlo attraverso le sue fotografie.

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L’unghia del leone di Aminta Pierri
L’unghia del leone è una ricerca nel proprio passato familiare verso una concreta fusione con esso, con alcune realtà che ci hanno preceduto e formato, dove il passato diviene ragione per vivere il presente, e torna per liberarci dalle angosce del presente. Foto antiche che non riguardano direttamente noi divengono foto d’ un nostro stato d’animo attuale. Le esperienze altrui, le loro passate acquisizioni entrano nel nostro essere, silenziosamente oppure urlando, divenendo “nostre” esperienze. Queste immagini sono intenzionalmente difficili da incasellare. Mettono insieme luogo e ricordo, sconnessi dal passaggio del tempo; non parlano di passato, futuro o presente, eppure sono un intreccio tra storia ed identità.

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La vita è una canzone di Chiara Bandino
Paolo, mio nonno. Molti anni dopo la sua morte ho trovato un piccolo diario sul quale aveva annotato la sua quotidianità dell’anno che forse fu il più difficile della sua vita, quello del 1944 come prigioniero di guerra tra Polonia e Germania. Paolo era un ufficiale italiano che con altri migliaia di soldati è stato catturato e deportato nei lager tedeschi dopo l’armistizio del 1943 tra l’Italia e gli Alleati. Molti conoscono la sigla I.M.I. come Internati Militari Italiani ma pochi conoscono in profondità le sofferenze, le umiliazioni e il rifiuto dalla loro stessa patria, che migliaia di soldati italiani, prigionieri della Germania hanno dovuto subire ogni giorno. Soldati ammassati come bestie, la cui vita non aveva valore per nessuno, se non per tutte quelle famiglie che aspettavano il ritorno, spesso senza alcuna notizia, del proprio figlio, marito o fratello. Uomini che per non tradire il giuramento fatto alla patria hanno resistito alla fame, al freddo e ai continui maltrattamenti. Hanno dato molto, spesso la vita, senza avere nulla in cambio. La storia di Paolo è la stessa di migliaia di soldati e le righe del suo diario ci aiutano a raggiungere il cuore e l’anima di ognuno di loro. Questo piccolo diario sbiadito è stato per Paolo l’unico modo di archiviare tutto ciò che stava provando e vedendo. (progetto inedito).

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Geografia minore della Terra Santa di Giulia Bianchi
Nei luoghi della Terra Santa, tutto è memoria. Le vicende narrate nei testi sacri si sovrappongono alla geografia fluida di Israele e della Palestina incontrando le vicende personali e politiche dei suoi abitanti. È in questo spazio che ho deciso di intraprendere con occhi nuovi la ricerca spirituale di un Dio vivo e liberato dalle vecchie definizioni del catechismo.
Il progetto si è svolto in quattro fasi: Capitolo 1: Non tenterai il signore Dio Tuo – attraverso il viaggio e la creazione di un archivio digitale di circa 7000 immagini foto con le modalità della street-photography, ho usato le macchine (foto, video e audio) per portarmi oltre quello che conoscevo già. Ho cercato ciò che Montale definiva l’anello che non tiene, il luogo in cui la rappresentazione del reale si crepa per lasciar trapelare il suo segreto. Capitolo 2: La sposa del mare – Ispirandomi alle vite dei profughi palestinesi del campo 0 di Nablus, mi sono interrogata sui temi dell’amore e del perdono. Ho lavorato con il banco ottico, ritornando alla mia intenzionalità di autore. Ad arricchire la narrazione è un archivio di spose israeliane, foto acquistate nei mercatini delle pulci. La figura della Sposa è legata a quella della Shekinah, la maestà di Dio che secondo il Talmud è condannata a seguire il popolo ebraico in esilio. Capitolo 3: La collina del lupo – Ho esplorato l’insediamento illegale di Kyriat Arba. Utilizzando anche vecchie foto di sapore coloniale, ho cercato di comprendere meglio il presente e riflettere sull’eterna lotta tra il bene e il male. Capitolo 4: La Gerusalemme Celeste – Ho creato nature morte nel mio studio. Credendo in un fare come attingere, ho cercato il dialogo tra me e la materia, tra me e il processo. Mi sono spinta nella dimensione del sogno e di una realtà come aumentata, trascendente. Permettendomi di vivere il simbolo, ho creato altari e ritratti di persone reali che diventavano davanti alla mia macchina fotografica l’incarnazione di alcuni personaggi biblici.

People on the Cross (2014 – 2016) di Tommaso Mori
Nel 1972 Madeleine Aumont ha un’apparizione divina. Cristo le affida il compito di costruire una croce luminosa alta 738 metri a Dozulé, in Normandia. Un team di ingegneri legati al World Trade Center converte la parola divina in calcoli, dimostrando la fattibilità del piano, ma la Chiesa e lo Stato francese bloccano il progetto. Nonostante ciò, la fine del millennio rende necessario annunciare il ritorno di Cristo. Vengono sparse per il mondo migliaia di croci luminose in scala ridotta, tutte alte 7,38 metri. Il 2000 arriva: Cristo non si presenta. People on the Cross si confronta con l’archivio ingegneristico del movimento di Dozulé, messo in relazione con la documentazione fotografica delle croci e delle persone che le hanno costruite. Il linguaggio documentario è tuttavia utilizzato contro se stesso. I documenti d’archivio e le foto storiche del movimento sono fuse tra di loro allo scopo di scardinarne la natura di documento scientifico e prova storica, facendo emergere nuove componenti narrative. Le riprese fotografiche e video, per quanto dotate di un linguaggio apparentemente veritiero, mettono in dubbio la possibilità di capire effettivamente quanto osservato. People on the Cross studia quindi come l’archivio e il documento non riescano sempre ad assicurare il proprio ruolo di deposito di verità, ma possano essere al contrario luoghi di perdita di certezza. “L’archivio, se vogliamo sapere quello che avrà voluto dire, lo sapremo soltanto nel tempo a venire, tra poco o forse mai. Una messianicità spettrale lavora il concetto d’archivio e lo lega, come la religione, come la storia, come la scienza stessa, a un’esperienza molto singolare della Promessa” (Jacques Derrida, Mal d’archivio)

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IL FESTIVAL

Oltre 40 sedi espositive, 70 fotografi in mostra e più di 30 eventi a scandire i primi due weekend di Fotografia Europea. Tutto in 500 metri: tanto misura via Roma, cuore multietnico e culturalmente vivace del centro storico di Reggio Emilia, che anche quest’anno dà il suo contributo al Circuito Off del festival con un programma articolato e ricco di sorprese, ideato da Ghirba Biosteria della Gabella e insieme al Comitato dei cittadini di via Roma e con la fondamentale collaborazione di abitanti e commercianti del quartiere.

 

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