Ghirba - Biosteria della Gabella

A cura di Marcella Fava

#fe2017viaroma: 13 mostre fotografiche sui ricordi e sulla memoria

Il 5-6-7 Maggio 2017 a Reggio Emilia incomincia l’evento più atteso della città, ormai alla sua dodicesima edizione: Fotografia Europea. Anche via Roma, come ogni anno, ha radunato più di 60 tra fotografi e artisti per trasformare in una vera e propria galleria d’arte i cortili, gli androni e gli angoli più o meno nascosti del quartiere.

Per il nostro quinto capitolo dei fotografi in mostra  di questa rubrica, in cui daremo spazio a tutti gli artisti partecipanti di Fotografia Europea – Circuito OFF di via Roma, parleremo di un argomento caro a tutti quanti: i ricordi e la memoria. Queste mostre parlano principalmente delle esperienze dirette degli artisti: chi vuole mantenere il più vivo possibile imprimendo i ricordi all’interno di foglie, chi ha tirato fuori ricordi dimenticati, chi vuole rivivere ricordi di un’epoca che non ha vissuto, e chi scrive ricordi di personaggi inventati. Dodici mostre suggestive, per viaggiare con la fantasia o viaggiare attraverso la memoria delle persone.
Ecco dove trovarle, durante la vostra visita a Fotografia Europea – Circuito OFF di via Roma.

ANNA KARMA: MEMORIES IN A DRAWER
Via Roma 8 CEPU

L’intento di queste foto è di far scaturire la malinconia per il tempo passato, per i ricordi che ci sfuggono dalla mente ma che rimangono impressi in una sensazione, profumo o colore. La fotografia del passato lascia il posto a quella del futuro, come le sue incertezze e paure; è dunque un addio a quello che è stato per poter affrontare i cambiamenti, ma senza dimenticare. Per questo il titolo “Memories in a Drawer”, un posto dove siamo soliti lasciare le nostre fotografie, i nostri ricordi.
Anna nasce a Bassano del Grappa nel 1991. L’amore per l’arte inizia dall’età di 11 anni con il mondo del fumetto e delle illustrazioni per l’infanzia. La formazione artistica ha un grande impatto sulla sua scelta lavorativa: l’Accademia di Belle Arti di Venezia l’avvicina alla fotografia e ne fa il suo mestiere. Si occupa principalmente di ritrattistica: matrimoni, neonati, bambini e famiglie.
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CAROLINA CUNEO: EXODUS – LA NOSTALGIA NON HA COLORE
Androne di via Roma 21

L’Istria, terra di confine, italiana per tradizione e mitteleuropea per costume è ormai un paese dimenticato insieme alla sua tormentata storia. L’archivio di questo esodo di italiani è conservato nelle immagini delle famiglie sparse per tutto il mondo. La sua memoria è affidata ai racconti quasi sussurrati nelle case e alle poche fotografie dei momenti felici rimaste dopo tanti trasferimenti. Ma pochi conoscono queste tristi storie di abbandono della propria terra, che sono diventate nostalgia nel cuore di tanti istriani. La nostalgia è uno stato d’animo complesso, che sopraggiunge all’improvviso quando non siamo preparati, spesso collegandosi ai ricordi. Non può essere associata ad alcun colore, non è rappresentata pienamente da nessuno, perché li assume in sé tutti. Ma tra luce e buio ,tra realtà e riflessi, dentro ci portiamo il nero più nero, come l’oscurità che ci avvolge quando chiudiamo gli occhi.
Carolina Cuneo è nata a Genova, dove vive e lavora. Si è avvicinata alla fotografia dapprima come autodidatta, poi seguendo i corsi di Alberto Terrile e Giuliana Traverso. Ha frequentato alcuni workshop del Centro FORMA di Milano, del fotografo americano Douglas Beasley e di fotografia creativa di Maurizio Galimberti. Ha esposto in mostre personali a Genova e in mostre collettive sia in Italia che all’estero. Ha vinto diversi concorsi tra i quali la Maratona Fotografica FNAC a Genova nel 2008. Dopo un workshop con Franco Fontana è entrata nel gruppo dei suoi allievi e ha esposto il suo lavoro “Fotoromanzo” a Torino presso il Mausoleo della Bela Rosin, ad Artissima Art Fair, alla Manifattura Tabacchi di Torino, presso il Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano (MO). La serie “Il respiro dell’onda” invece è stato esposto da Inner Space 17 di Torino, presso Image Academy di Brescia, alle Scuderie Granducali di Serravezza, a Porretta Terme all’Hotel Roma e allo Spazio Tadini di Milano. Nel 2013 ha esposto a New York presso il Queens College Art Center e presso la A.I.R. Gallery. Nel 2015 la sua serie “La luce rossa della terra” è stato esposto durante le giornate del patrimonio in Quebec (Canada) e al Caffeina Festival di Rieti. Nel 2016 “Spacca la melagrana” ispirato dai versi di una poesia è stato esposto durante il Festival Internazionale della poesia di Genova e da Artelier a Palazzo Ducale. Organizza e collabora alle attività dell’Associazione “Le arie del tempo” dal 2002.

Reynaut

Reynaut

CLARA PIGNAGNOLI: OGGETTI DEL TEMPO (RITRATTO DI FAMIGLIA)
Via Roma- Barbiere Calò

Il progetto prevede l’esposizione di fotografie in bianco e nero, all’incirca una decina. Utilizzando la vetrina del negozio come “parete” espositiva, in modo che siano visibili passando da fuori. Vicino ad ogni fotografia ci sarà un cartellino con un piccolo testo scritto dove viene spiegata la fotografia. Le immagini ritraggono oggetti a cui ogni persona è particolarmente affezionata da tempo, quei suppellettili che ci trasciniamo durante il corso della vita, che conserviamo in casa, spesso anche a prendere polvere. Cose materiali che rappresentano la persona proprietaria dell’oggetto ritratto. Dal vocabolario: “Oggetto”: porre innanzi, ciò che è posto innanzi (al pensiero o alla vista).
Clara Pignagnoli, nata a Reggio Emilia il 31 luglio 1984, laureata in decorazione all’ Accademia di Belle Arti di Bologna e diplomata in architettura e arredo all’ Istituto d’ Arte Gaetano Chierici di Reggio Emilia.

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FILIPPO CRISTALLO E ANTONELLA CAPPUCCIO: MEMORIE DI PALAZZO
Via Roma 13/b – Ca Di Pom RistoBar

Questo progetto si propone di raccontare attraverso volti, azioni, oggetti il mondo racchiuso nei limitati metri quadri delle portinerie del centro di Napoli e Milano. Le portinerie conservano il loro carattere di microcosmi, a metà tra la strada e il chiuso dei condomini, che tanto cinema e letteratura hanno ispirato. Le foto difatti restituiscono non solo i variegati ambienti delle guardiole, ma anche l’immagine dei custodi che le abitano con il loro carico di gesti quotidiani, questioni pratiche da risolvere, stati d’animo e memoria, antica o recente.
Filippo Cristallo
Avellino e il luogo dove è nato e vive e dove ha avuto inizio la passione per la fotografia e l’interesse per il Reportage. Nel giugno 2015, ha esposto ad Avellino la personale “My Mexico”, nel 2016 l’uscita del fotolibro “Dia de Muertos”.
Antonella Cappuccio
nasce ad Avellino nel 1980. Si laurea a Napoli con una tesi in Storia della critica d’arte e consegue il diploma di specializzazione in Storia dell’arte medievale e moderna a Milano dove attualmente insegna.

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DENISE ANIA: QUESTA CASA NON C’E’ PIU’
Via Roma 25

Il progetto nasce dal ritrovamento di un vecchio rullino, sviluppato nella speranza che contenga inedite foto ricordo e che invece documenta un’importante ristrutturazione avvenuta in una piccola casa di famiglia. Cavi elettrici e sacchi di cemento, compleanni e sorrisi.
Denise Ania è nata a Bari nel 1989. All’età di vent’anni parte per Ferrara, dove si laurea in Lettere e Filosofia, indirizzo arte e spettacolo. Attualmente studia Fotografia all’Accademia delle Belle Arti di Bologna e fa la pasticcera. Ha un piccolo passato da teatrante e di tanto in tanto azzarda viaggi solitari.

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ILARIA MARCHIONE: STANZE VUOTE [FRAMMENTI DI MEMORIA]
via Roma 10 – Palazzo Zoboli

Questo progetto è l’interpetazione della fotografa di una poesia di Ilaria Zannoni, dedicata alla memoria. Ritratti in bianco e nero tra luoghi abbandonati.
“E’ come se girando per queste passate stanze ogni frammento di calce, vetro crepato o centimetro di carta da parati trovino voce. Mi raccontano una storia, la mia storia. E’ come se questi luoghi abbandonati custodissero gli echi di inquietudine che ancora oggi risiedono in me, impressionati negli occhi e nel cuore come su una pellicola. Chiudo gli occhi e la mia mente si ritrova lì davanti a quei corpi così infinitamente amati, così inevitabilmente perduti. La memoria non si può cancellare e sempre più spesso mi ritrovo a cercare incessantemente gli scenari più cupi e le emozioni più forti che essa ha tatuato dentro di me. Ogni mio gesto, mio sguardo, mio vuoto è intriso di ricordi, vive e si fortifica grazie ad essi. In queste stanze io mi ritrovo, inseguendo la luce che va oltre la morte, laddove la morte è la più estrema conferma della vita.”
Ilaria Marchione nasce a Guastalla il 18 novembre 1976. Dopo aver conseguito studi artistici presso l’Istituto d’arte Gaetano Chierici di Reggio Emilia, sviluppa una forte passione per la fotografia. Nell’agosto 2010 vince il concorso “Obiettivo Giallo” al “Mystfest” di Cattolica con la fotografia “Alla Sorte Lascio”. Dal 2012 al 2014 è impegnata nella realizzazione del progetto “a Piccoli Passi”, libro fotografico dedicato ai ritratti dei bambini con scopo benefico, perché finalizzato alla raccolta fondi in favore di “Casa Famiglia Bernolda” di Novellara (RE) dove vivono mamme e bambini protetti, perché scappati da situazioni di violenza. Ad oggi sono stati donati alla casa famiglia circa €4000,00.
Ilaria è autodidatta e libera professionista.

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MARCO ALDRIGHI: DRY UP
Via Roma 20 – Scuola Comics

Come si manifesta il ricordo nella nostra esperienza di esseri umani? Il progetto “Dry Up” mette in mostra gesti del passato che ritornano alla memoria, corrotti, a pezzi. Immobili. Istantanee di un mondo prosciugato del suo movimento, e quindi della vita stessa.
Marco Aldrighi nasce a Correggio nel 1993. Consegue il diploma in Scienze Sociali nel 2013 e approfondisce i suoi interessi per la narrativa a fumetti e la fotografia presso Scuola Comics a Reggio Emilia. Dal 2016 è socio del gruppo fotografico Grandangolo con sede a Carpi.
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MARIA SILVANO: UNA FORESTA
Via Roma 24/A

La fotografia nei ritratti dei dodici soggetti del progetto, da fine si fa mezzo per stamparne il volto direttamente sulle foglie, simbolo dello scorrere del tempo e del ciclo della vita. Le foglie sono state poi accuratamente messe sotto vuoto bloccando così il naturale processo di decomposizione.
Dopo la morte del nonno dell’artista, una fotografia le fa più male di qualsiasi altra: si vede sua madre, deve avere non più di due anni, ha delle gambette morbide e un vestitino bianco. Al suo fianco siede sua madre (la nonna di Maria), giovane e bellissima. Ride. Ride alla sua bambina e al suo uomo, che deve aver corso per entrare nello scatto e porgerle dei fiori. Quell’uomo è suo nonno… mosso. Dopo il 13 dicembre 2013, Maria inizia a cercare nella fotografia una chiave per l’immortalità, a porsi interrogativi sul ciclo della vita e della morte, arrivando a domandarsi cosa sia la fragilità.

una foresta, jurij nesterov, berlin, foglie

una foresta, jenny niccastro, berlin, foglie

 

MASSIMO CARAMASCHI: IN MEMORIA BREVE / live mijn make-up
Via Roma 50

Nella contemporaneità della cosmesi, la decantata morte dello spirito è l’unica apparenza di cui l’artista deve curarsi. Ed è soltanto in una memoria del corpo, mappata per segmenti non-locali in congiunture dai tratti anche occasionali, che egli può rinvenirsi. Poiché attraverso il corpo deposto ai piedi degli altari, lo spirito non più smembrato avrà riempito nuova vita. Tentativo di crederci. Scatti indaganti cenni e particolari corporei, montati in video stop motion a passo misto, su cornici digitali adattabili al contesto.
Massimo Caramaschi, nato a Suzzara il 19 marzo 1971, diplomato allo I.E.D. di Milano nel 1994, ha conseguito una laurea in Estetica all’Unimi di Milano nel 2003. Collaborazioni: l’Albero Azzurro, Areaprogetto, Diecixdieci, Esternonotte, Gonzagablog, l’Officina dell’Immaginazione. Esposizioni: Ferrara, Firenze, Genova, Gonzaga, Mantova, Napoli, Porto Sant’Elpidio, Milano, San Martino dall’Argine, Suzzara. Attualmente lavora e vive a Gonzaga (MN).
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RIETA MATSUMOTO: STORIE VISSUTE NEI CAPITOLI ALTRUI
Via Roma 46

Uno scrittore depresso, un cyborg senza memoria, una pantera, una shamana  ed una barista cieca, si incontrano per caso senza accorgersi che le loro vite si stanno legando in un complicatissimo nodo. Una mostra contenente fotografie e illustrazioni in favore di un racconto fatto di storie narrate a sua volta da numerose bocche. Punti di vista differenti, immagini ed estratti di numerose avventure, raccontate come fiaba della buonanotte. E come tale nasce questo libro, come note audio vocali inviate ai contatti di chi, sera dopo sera prima di andare a dormire, nel corso degli anni ha voluto sentire il continuo di questa storia che, finalmente, diventa un libro.
Rieta Matsumoto scrive da quando ha memoria. I personaggi si evolvono in una maniera tale da perderne il controllo.  Questo progetto ha preso vita nel 2011, diventando così quasi un terzo della vita della scrittrice. È solo grazie ad una diffusione via messaggi audio che la storia rinasce nuovamente, e viene finalmente portata a termine.

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SARA FERRARINI: DIARIO DEGLI ANNI 70
Via Roma – Ristorante Dal Mascetti

Con questo progetto, attraverso ritratti di ragazze, la fotografa si sofferma su quelli che sono stati gli anni ’70 cercando di evocare l’estetica dell’epoca, attraverso le citazioni, l’abbigliamento, i dettagli, i pattern tipici. Si tratta di anni importanti che segnano un taglio netto con le decadi precedenti in quanto la donna diventa emancipata e anche lo stile si fa portavoce di questi cambiamenti. L’estetica dei Seventy rievocata in questi ritratti di ragazze, uno stile per me intramontabile e destinato a restare. Avremo per sempre gli anni 70.
La passione per la fotografia è forse da sempre inista dentro di me ma inizia a manifestarsi in maniera evidente durante l’università. Dopo la laurea in Filosofia a Bologna, decido di seguire un corso di ritratto presso la Bauer a Milano. Sono interessata a ritrarre soggetti femminili: la loro delicatezza, il loro garbo, l’eleganza naturale. Amo anche fotografare l’architettura e gli interni: mi attrae tutto ciò che è retrò. Questa è per me la seconda esposizione all’interno del Circuito Off di Fotografia Europea.
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STUDIO PACE 10 (Monica Scardecchia e Gianfranco Maggio): RICORDI IN CONSERVA
Via Roma 10 – Palazzo Zoboli

Non si tratta di tradizionali fotografie, ma di conserve di ricordi. Conservare significa mantenere un soggetto nell’essere suo, custodirlo, salvaguardarlo da tutto ciò che potrebbe alterarlo o distruggerlo. E’ possibile “conservare” un ricordo per sempre? Esistono “date di scadenza” anche per i nostri ricordi? Riflettendo sui due ambiti della fotografia e della conservazione alimentare, il nostro progetto interroga l’archetipo che si nasconde dietro il gesto di conservare. Con questo lavoro tiriamo fuori dagli assetti e dagli archivi immagini nascoste, ormai dimenticate, e diamo loro nuova vita in una sorta di “archivio trasparente” invitando allo stesso tempo a riflettere sull’importanza del ricordo fotografico nell’era digitale, dove una sovrapproduzione di immagini, spesso inutili, sviliscono la  fotografia e le tolgono quel ruolo di “testimone” della nostra vita. Immagini mai stampate, intrappolate in hard disk che porteranno ad una desertificazione dei ricordi. O come ha detto Vint Cerf : “il XXI secolo sarà un grande buco”.
Monica e Gianfranco si incontrano per la prima volta in Via Pace 10 a Milano nel 2001.  Dopo aver lavorato separatamente per 10 anni, adecidono di avviare insieme una collaborazione. Nel 2010 iniziano quindi  insieme una particolare indagine sul tema della memoria, della conservazione, dell’ appartenenza e dei “legami sottili”, interpellando e verificando di volta in volta i differenti “limiti” del mezzo fotografico. Scelgono di affrontare la fotografia come MATERIA D’ARTE sulla quale intervenire attivamente con diverse sperimentazioni, oltre che come linguaggio espressivo, trasportando così la materia fotografica e le sue implicazioni all’interno di installazioni d’arte non convenzionali.
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YOU CHEN: GRETOAN
Via Roma 8 – CEPU

Grēotan è una parola arcaica dall’accezione molto melanconica. Il progetto fotografico vuole rappresentare esattamente questo: la componente triste e nostalgica dei ricordi.
You è un fotografo di moda con sede a Firenze. Il suo obiettivo nella fotografia non è tanto l’atto di creare in sé ma piuttosto di comunicare e raccontare. Influenzato da tutto quello che lo circonda, You usa la somma delle sue esperienze per creare i suoi lavori, rendendoli unici.
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