Ghirba - Biosteria della Gabella

Intervista ai Maybe Happy. In concerto il 20 gennaio alla Ghirba

A cura di Paolo Camellini

I Maybe Happy sono una delle tante belle realtà indipendenti nate nell’attivissima realtà della bassa modenese, che ruota intorno, ad esempio, al Barchessone Vecchio dei fratelli Sgarbi (di cui uno è noto come Bob Corn) a San Martino Spino, Mirandola; oppure il centro aggregativo di Finale Emilia, il Lato B. Risponde alle domande Mirco, detto Genio, bassista e uno dei due cantanti del gruppo.

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Raccontatemi come avete iniziato e come siete cresciuti da 2 a 4 componenti.
Abbiamo iniziato nel 2010 in questo periodo dell’anno un po’ a Finale Emilia (MO) un po’ a Pilastri (FE) che sono i nostri paesi natali, ci trovavamo per lo piú aggiungendo linee di chitarra e tastiere a basi fatte da Marco a casa.
Venivamo entrambi da sonorità più distorte e veloci e da formazioni in cui, soprattutto, non cantavamo. Ci interessava partire in maniera minimale: poche note ben distinte che ci consentissero di esprimere quello che ci piaceva in quel momento con semplicità. Tra di noi si parlava di cantieri mai finiti, di lavori stressanti, di uscire di casa e vivere da soli: insomma eravamo pieni di incertezze. Quindi per esprimere meglio il fatto che fossimo mediamente felici, ma mai troppo entusiasti della realtà che ci circondava, ci avvalemmo  quasi naturalmente di cantati sussurrati e melodie malinconiche ed il tutto sembrava funzionare benissimo creando un’atmosfera rarefatta e rassicurante.
Qualcosa dei nostri esordi lo portiamo ancora dietro, ma ci siamo evoluti  pian piano e quindi aumentati in numero, cercando sempre piú di arricchire i nostri brani di dinamica e anche di renderli piú tradizionali, per sfuggire un attimo a certe collocazioni stilistiche e a tendenze che crediamo di aver ormai superato, anche anagraficamente.

Immagino che sia stato facile suonare in un ambiente come la bassa modenese, con tutte quelle realtà come il Barchessone e il Lato B…
Viviamo in effetti in una zona piuttosto attiva, niente da aggiungere. Siamo in molti a suonare ad un certo livello, dentro al Lato B. Si porta avanti una sorta di tradizione di ispirazione indipendente, iniziata nei primi anni 90 dai ragazzi di Fooltribe e dell’Acquaragia e che anche adesso continua con le giovani realtà che escono dalle stanze del Lato B. Purtroppo con l’avvento dei social ci si aggrega molto meno agli eventi in senso fisico. Sembra che basti condividerlo o mettere un “mi piace” e uno si sente a posto, per poi aspettare foto e commenti altrui. Una volta si andava, nebbia non nebbia, arrivavano da Pavullo a vedere i concerti da noi e difatti quella gente suona ancora ed ha anche progetti molto validi e seguiti. È la passione di quegli anni che non si è ancora spenta.

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Nella vostra musica quanto c’è dei vostri idoli musicali e quanto dell’atmosfera che si respira dalle vostre parti?
Ci sono ricerche di suoni affini a dischi moderni che ascoltiamo, ed é ciò che più va ad influenzare le parti di elettronica e l’utilizzo di nuova effettistica. Ma in parallelo cerchiamo di non sfuggire troppo dalla struttura tipica della canzone affidandoci ad una composizione  in linea col cantautorato classico. Pensiamo che sia un modo per far uscire direttamente quello che abbiamo da dire ed arrivare meglio a toccare l’emotività di chi ci ascolta. Di certo negli ultimi pezzi si sente che avevamo piú voglia di suonare gli strumenti a corde per questo abbiamo allargato la formazione aggiungendo un membro che suonasse tutte le parti di tastiere e synth.

Dopo il vostro ultimo EP è previsto un album?
Certamente, gireremo un po’ con l’EP, il più a lungo possibile direi, ma l’intenzione e la voglia di metterci giù a fare cose nuove ci sono. La strada la sappiamo già, ma preferiamo tenerci un po’ di segreti. Facciamo passare un paio di stagioni suonando in giro intanto.