Ghirba - Biosteria della Gabella

Virtual Forest – Concerto venerdì 1 luglio

A cura di Paolo Camellini

Marco Bernacchia è un musicista e artista visivo delle parti di Senigallia, noto da ormai 10 anni nell’underground musicale italiano con lo pseudonimo di Above The Tree. Con questo ha collaborato con moltri altri musicisti, in particolare negli ultimi due album con il batterista E-Side (Matteo Sideri) e il trio di percussionisti Drum Ensemble Du Beat. Virtual Forest è il suo ultimo progetto, più concettuale, costruito come un collage di campionamenti da musiche di tutto il mondo filtrate attraverso effetti e macchine elettroniche.

Qual è l’idea differente da Above The Tree che sta dietro a Virtual Forest?
In questo progetto (Virtual Forest) non suono strumenti, cerco solo di dare nuova forma a musica gia esistente, dargli una struttura spirituale costituita da assonanze tra elementi rituali provenienti dal mondo…
Con Above The Tree invece la spiritualità era sempre presente ma proveniva direttamente dallo struttura del materiale della chitarra che suonavo. 

Cos’è la foresta virtuale che ha ispirato il nome del progetto?
In particolare il fatto che quasi tutte le cose che suono provengono da YouTube che è un “luogo” in cui come in una foresta appunto puoi perderti…

Secondo te cosa ti permette di fare l’elettronica che non Ë possibile usando strumenti elettrici come in Above The Tree?
In particolare li ho intesi come due progetti differenti soprattutto perché partono da due esigenze compositive molto diverse. Mentre con Above le idee partono da seduto con una chitarra in mano, in Virtual_Forest le idee arrivano in maniera spesso casuale, ascoltando musica e aprendo per errore due finestre sul desktop con due brani che si sovrappongono e ne generano un terzo che risulta per me più interessante. Spesso poi compongo in dormiveglia…

Parlami del progetto Stregoni che porti avanti da sei mesi con Johnny Mox/Gianluca Taraborelli.
Più che un progetto è un’esperienza di vita. In solo sei mesi abbiamo suonato e siamo entrati in contatto con quasi 250 persone richiedenti di asilo provenienti da Africa, Asia ecc.. Un’esperienza che dovrebbero fare tutti per capire quanta umanità è nascosta dietro ad una cosa che ai nostri occhi è sempre posta come un problema/emergenza. Il fenomeno è molto vario e complesso e più entriamo in profondità e più ci accorgiamo di quante sfumature possa avere e quanto sia impossibile la semplificazione. Il nostro progetto consiste nel ritrovarci con i migranti su un palco alla pari e creare musica insieme partendo dalla musica che si portano dietro nel viaggio coi loro cellulari: creiamo un loop e inizia la magia di Stregoni. La cosa che ci ha sorpreso particolarmente è stata il notare quanto il nostro concetto di “world music” sia più che altro un’invenzione occidentale.

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