Ghirba - Biosteria della Gabella

Il regista Paolo Boriani sta girando alcune scene in via Roma e alle Officine Reggiane
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Cosa c’è di memorabile in un soggiorno a Reggio Emilia? Prova a raccontarcelo Paolo Boriani in alcune scene del suo nuovo film #35TheMovie. Ospite di via Roma in occasione di una residenza d’artista, il regista milanese è entrato a piene mani nel territorio… fino a impastare i tortelli in un laboratorio artigianale. Domani 21 aprile alle 21 presenterà il film in anteprima al LabArt, l’avveniristico cubo nel cuore del Parco Santa Maria, vicolo Venezia, laterale di via Roma. In questa intervista esclusiva ci spiega la genesi dell’opera, un work in progress che conquista ogni giorno 35 secondi in più, un’unica scena che si posa sulla suggestione più bella rintracciata nelle 24 ore.

In ogni tua giornata c’è un momento “35”, una scena memorabile che potrebbe finire nel nuovo film. Immagino che sarai sempre in allerta per capire quando arriverà…
#35 è un film sulla fatica di girare un film. Perché tutti i giorni, per 365 giorni, giro un’inquadratura di 35 secondi. Questo significa avere con sé la telecamera dalla mattina alla sera, tutti i giorni, 365 giorni. Ma accanto alla fatica, fisica e mentale, c’è la mia volontà di girare un film. È con la volontà, tutti i giorni, che costruisco la mia immagine di #35.

Quanti minuti giri ogni giorno, per ottenere quei fatidici 35 secondi? Si tratta di momenti casuali, o di scene che cerchi di costruire?
A volte so già esattamente che cosa filmerò, come su un set. A volte no, è una fatica, perché penso sempre a #35, da mattina a sera, anche la notte, magari esco la notte a cercarla ed è un grande regalo trovare quell’immagine. Mi colpisce sempre la possibilità di costruire un’immagine con le tue mani. Un’immagine è una cosa che non c’era e che adesso c’è. E che può essere per sempre, e superarti nello spazio e nel tempo.

Ti capita di desiderare di tornare indietro per recuperare un altro momento “35”?
No. Non credo che l’immagine esista in sé e per sé. Credo che sia tu a costruire quell’immagine che entra film, perché per me l’immagine è vedere, è volere vedere. Anche la memoria è volere vedere. #35 è proprio un film sulla memoria, sul meccanismo della memoria.

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Chi sono i protagonisti di questo film?
I protagonisti di #35 sono le persone che incontro in questi 365 giorni, non c’è un assolutamente un cast. E in questi mesi sono stato fortunato, ho filmato con artisti come Roberto Saviano, Mimmo Borrelli, Arianna Carossa, Luca Gemma… Ma i protagonisti sono anche i luoghi, sono essenziali per la mia maniera di filmare, e in questi giorni di Fotografia Europea OFF giorni c’è Reggio Emilia.

#35TheMovie è un film strutturalmente non narrativo. Ci sono temi che ritornano, o nuclei narrativi in questo flusso di eventi e immagini?
#35 è un film costruito sui déjà-vu della mia vita e del mio immaginario, “le cose che ritornano”. E questi déjà-vu sono narrativi, sono la cornice del film, è grazie alla cornice che tu puoi “entrare” nel film. Credo che senza il mio immaginario, e le mie ossessioni, #35 non esisterebbe.

Pensi che sia destinato a una videoinstallazione, o piuttosto a una distribuzione cinematografica?
Anche se la sua natura sembrerebbe video installativa, per me #35 è un film, e io lavoro a un film. Per me pensare a #35 come a una video installazione è avere paura di fare un film. E io non ho paura di fare un film. Più tu ti allontani con coraggio dalla forma standard del film, più credo che tu stia girando proprio un film.

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Parlaci di questa residenza d’artista a Reggio Emilia all’interno del Circuito OFF di via Roma per Fotografia Europea… Una residenza sui generis, ricca di esperienze molto concrete…
Reggio Emilia è fortunata ad avere una realtà come Il Circuito OFF di Via Roma. Il Circuito OFF ti chiede di vivere in Via Roma, di confrontarti con le persone della via e di fare un’esperienza laboratoriale in una bottega. È un’opportunità unica, perché sei parte davvero della vita della via. Io ho scelto di lavorare la mattina in una bottega dove si fa la pasta a mano. E per la prima volta in vita mia ho cucinato i tortelli con uno degli ultimi sfoglini d’Italia, Uris Torreggiani.

Nel tuo film entreranno anche alcune scene girate a Reggio Emilia. Quali scene hai catturato in questi giorni di soggiorno?
In questi giorni la scena che ho filmato che più mi ha colpito sono le Officine Meccaniche Reggiane. Non ho però filmato la struttura post-industriale, perché è un “già visto”, ma ho filmato ciò che si vede a terra. Mi ha ricordato Stalker di Tarkovskij.

Reggio ti è già nota per tue precedenti esperienze lavorative, come il film “Saga” sull’opera equestre di Giovanni Lindo Ferretti. Qual è il tuo rapporto con questa città?
Sono grato alla città per l’occasione che mi ha dato di girare il mio film Saga, che ha vinto il primo premio “Art Category” al New York Equus Film Festival 2015. Sono grato alla città per gli incontri che sono nati grazie a Saga, è grazie a questi incontri che sono a Fotografia Europea OFF.

Quale opera esporrai nel festival reggiano, dal 6 al 15 maggio? In quale location?
Il video che presento si intitola Questa non è la via Emilia. È ambientato a New York, sul ponte di Manhattan. È una scena di tre minuti, molto molto dura, se la vedi non la dimentichi. Questa non è la via Emilia è una riflessione sul dolore, sulla via del dolore, sul dolore della via. Esporrò in una camera d’albergo dell’hotel City in Via Roma.

Intervista di Irene Russo

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