Ghirba - Biosteria della Gabella

In attesa dell’anteprima al LabArt (giovedì 21 aprile) intervistiamo Paolo Boriani

Da dove è nata l’idea di partecipare a Fotografia Europea, che questanno ha come tema la via Emilia?
Conosco la via Emilia e Reggio Emilia grazie a un documentario che ho diretto sul teatro equestre di Giovanni Lindo Ferretti, Saga, film che ha vinto il primo premio “Art Category” al New York Equus Film Festival 2015.
Il video che presento a Fotografia Europea si intitola “Questa non è la via Emilia”, è ambientato a Brooklyn, New York, dove mi trovavo per girare il mio nuovo film Faccia Gialla con Roberto Saviano. E proprio mentre filmavo all’alba sul ponte di Manhattan ho pensato alla via Emilia, come metafora della via e della via della vita. Questa non è la via Emilia è una riflessione sul dolore, sulla via del dolore, sul dolore della via. E soprattutto è una riflessione sull’“altro” della psicanalisi, l’altro da noi, l’altro che crediamo essere sempre non noi, e invece noi siamo esattamente l’altro, noi siamo nell’occhio dell’altro.

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Poi viene #35TheMovie: quanto la via di cui parli in Questa non è la via Emilia entra in questo progetto sperimentale e come?
#35 è un film che racconta il mio 35° anno, dal 1° dicembre 2015, giorno del mio compleanno, al 1° dicembre 2016. Tutti i giorni giro un’unica inquadratura della durata massima di 35 secondi. Il film è di 365 inquadrature. #35 è un film sulla fatica di girare un film.
Non so se il video che presento a Fotografia Europea OFF entrerà in #35. Quello che accade in questo anno può entrare o non entrare in #35, e così per questo video, ancora non lo so. Entrerà certamente nel film la residenza d’artista che farò dal 17 al 21 aprile, perché vivrò in via Roma a Reggio Emilia e lì filmerò.

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Ma alla fine 35 che cos’è per Paolo Boriani?
Un mio amico mi ha detto, mentre lo stavo filmando proprio per #35: “35 non è un film, è la vita, è la vita di un film”.

Quella del LabArt (via Roma, Parco Santa Maria) e la prima proiezione pubblica per 35. Come la vivi e cosa rappresenta per te?
È un confronto. Spero #35 sia un film aperto, e non chiuso. Spero ci sia spazio per te spettatore per entrare nel film. Spero ci sia molto in campo e molto fuori campo, cioè che tu possa vedere e soprattutto vedere di non vedere. L’aspetto più importante per me mentre sto girando #35 non è vedere e farti vedere una mia immagine, ma è non farti vedere. Così attraverso il mio fuori campo, tu ti interroghi sul tuo campo e sulle tue immagini.
Spero soprattutto sia un film dove c’è Altro, dove c’è l’Altro, dove c’è l’Altrove.