Ghirba - Biosteria della Gabella

“Our Religion” – Mostra fotografica alla Ghirba

Alla Ghirba ospitiamo la mostra “Our Religion” di Ivano Di Maria, a cui abbiamo chiesto di spiegarci il suo progetto.

Ivano, come ti è venuta l’idea di raccontare le diverse fedi religiose?

Ho intrapreso questo progetto sui gesti e sui riti della fede pensando alle molte comunità religiose sparse sul territorio nazionale. La mia ricerca, in questo caso, si è focalizzata su tre comunità in particolare: il gruppo Sikh di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, la comunità Ortodossa di Modena e i Cattolici ganesi di Reggio Emilia e Modena e i buddisti del tempio zen Fudenji di Fidenza.

Tutte le religioni hanno in comune il sentimento di trascendenza, che si manifesta in modi diversi, a seconda della provenienza geografica e culturale delle persone che lo professano. Possiamo dire che tale anelito sia un universale antropologico, scaturito dal senso di “finitezza” della condizione umana.

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Qual è stato il tuo approccio in questa ricerca?

Nello specifico delle quattro comunità fotografate, ho cercato di fissare i gesti e le espressioni che aprono le porte alla complessità del vissuto interiore. In tutte le realtà visitate il raccoglimento attorno al sentimento divino era percepibile in maniera evidente e il suo manifestarsi oscillava continuamente tra il desiderio di intimità e il sentimento di felicità panico.

E quali differenze hai notato fra le diverse religioni?

Il Dio dei Sikh ha la stessa dignità del Dio dei Cattolici, degli Ortodossi e dei Buddisti. Ma mentre tra gli Ortodossi, i Sikh e i Buddisti sono il silenzio e la compostezza a prevalere nei rituali, nei Cattolici africani si manifesta prepotentemente l’impeto della gioia e il desiderio di comunione spirituale. Il cibo, nel caso dei Sikh, è necessario complemento al rituale. Il loro tempio è suddiviso in due piani: al piano inferiore si cucina e si consuma il pasto, mentre al piano superiore ci si raduna in preghiera.

Una funzione analoga la esercita la musica per la comunità ghanese: scandisce ed accompagna il ritmo della preghiera, rinforza i precetti, accompagna le parole di speranza. La religiosità di queste comunità, poi, è indissolubilmente legata al fatto di essere comunità straniere(tranne per i buddisti che sono prevalentemente italiani).

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La religione racconta i luoghi…

Sì, il senso religioso si lega infatti tangibilmente al sentimento di sradicamento, all’identità ricostruita in un paese lontano. Nelle preghiere dei ganesi ho percepito spesso questa dualità: il fedele si sente chiamato ad aiutare la famiglia originaria e la famiglia acquisita in Italia. L’uno e l’altro, in un gesto di generosità sentito, condiviso e vissuto da ogni singolo elemento. La chiesa italiana diventa la chiesa universale, e i singoli individui possono manifestare la fede liberamente: essa prende forma sia in un capannone industriale, sia nella piccola sala di un centro sociale per anziani.

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