Ghirba - Biosteria della Gabella

Buck Curran è un musicista folk e liutaio americano da Portland nel Maine. È la metà del duo psych-folk Arborea con Shanti Curran. Con la band ha realizzato dischi per un decennio e girato il mondo, ricevendo riconoscimenti e successi in tutto l’ambiente della musica indipendente, ripercorrendo la strada del revival folk e roots degli anni 60/70 di John Fahey, Bert Jansch e Robbie Basho, dandogli una nota personale e non convenzionale. Buck ha appena avviato una carriera solista, affiancando l’elettrica alla chitarra acustica, continuando la sua attività di liutaio e divulgatore della tradizione folk americana.

Ti ricordi la prima volta che hai preso in mano una chitarra?

Non me lo ricordo di preciso, ma fu quando quando ero giovane e vivevo a Detroit con la mia famiglia. Ad un certo punto mio papà comprò una chitarra classica e un insegnante iniziò a darmi lezioni a casa. Mio padre non era molto bravo a suonarla ed era rimasta a lungo sotto il letto dei miei. Vorrei precisare che prima della chitarra, amavo cantare, una passione derivata dall’ascoltare la collezione di dischi dei miei genitori. Erano un universo a sé stante. Per quanto riguarda la chitarra il momento topico per me fu quando vidi un video di Jimi Hendrix che suonava “Johnny B. Goode” dal vivo.

Che tipo di musica ti ha spinto a comporre la tua?

Ho avuto tante fonti d’ispirazione negli anni. E’ difficile a dirsi in questo momento. Per tutta la mia vita nella musica che mi ha ispirato ha sempre avuto delle chitarre ben suonate. Ad esempio “1983” di Jimi Hendrix. E’ una canzone con una splendida struttura melodica, un lirismo fantastico e delle bellissime parti di chitarra. Citerei pure Robbie Basho e Peter Green. Anche il suonatore di sitar Nikhil Banerjee è stata un’ispirazione.

Tu sei anche un liutaio. Come hai cominciato?

Il mio primissimo interesse nel suonare la chitarra andò a braccetto con l’idea e il fascino per il progettare e costruire chitarre. Negli anni 90 ho lavorato in un negozio di chitarre a Norfolk in Vermont, dove le riparavo e lì costruì la mia prima chitarra elettrica. Cominciai l’attività solo alla fine del 2000, quando mi trasferì nel Maine. Nel 2002 iniziai a lavorare per un liutaio locale molto rinomato, Dana Bourgeois. L’ho fatto per otto anni. Mi sono dedicato con passione a costruire sia chitarre acustiche che elettriche e mentre lavoravo per Dana, ho costruito il mio primo modello acustico, la Butterfly.  Ad ogni modo ora mi sono preso una pausa dalla liuteria, perché sono troppo impegnato nel registrare, viaggiare e suonare.

Quali sono i ricordi a cui sei più affezionato dopo più di 10 anni del periodo trascorso con gli Arborea?

Sono tantissimi a proposito del comporre, registrare ed esibirmi con gli Arborea. Certamente i tour in Italia che abbiamo fatto dal 2008 sono alcuni dei momenti clou. Shanti ed io abbiamo fatto sicuramente uno dei tour migliori in Europa ad aprile e maggio scorsi, assieme ai Laboule. Stiamo lavorando lentamente ad un seguito del nostro ultimo album per la ESP Disk, “Fortress of The Sun”. Molto probabilmente uscirà nel 2017.

Hai intenzione di far uscire un album solista?

Mi manca solo una canzone per farlo uscire. Di alcune c’è un’anteprima sul Bandcamp degli Arborea (https://arborea.bandcamp.com). In novembre ho anche realizzato un disco di musica improvvisata per l’etichetta italiana Dark Companion, che dovrebbe uscire prima o poi nel 2016. Inoltre sono stato impegnato nel produrre e curare il secondo album tributo a Robbie Basho, che conterrà registrazioni di Steffen Basho Junghans, Glenn Jones, Chuck Johnson e altri, oltre a musicisti italiani come Adele H e Laboule (Paolo Novellino).