Ghirba - Biosteria della Gabella

Come vi siete conosciuti?

Maks e Xander si conoscevano da tanto tempo. Dopo essersi persi di vista, si sono incontrati di nuovo nell’estate del 2013. All’epoca Xander e Aswin studiavano all’accademia di musica pop. Anche Maks voleva iscriversi, cosÏ Maks e Xander decisero di registrare dei demo a casa sua. Alle fine Maks fu accettato in accademia e formarono gli Afterveins.

Cosa vi ispira di più a scrivere nuova musica? Suonare dal vivo spesso o fare le prove?

Sicuramente suonare live. Gli Afterveins sono una live band, cerchiamo sempre modi diversi di suonare le nostre canzoni. Ogni concerto è un po’ come un’auto-parodia. Inoltre cerchiamo disperatamente di esagerare i momenti più intensi delle nostre canzoni. Prendiamo l’ispirazione maggiore dal suonare di fronte ad un pubblico; nessuno se ne accorge, ma alcune canzoni le scriviamo mentre siamo sul palco.

Nella vostra musica sento il suono psichedelico delle band della Factory Records di Manchester di fine anni 80 (Inspiral Carpets, Stone Roses…) ma anche il proto punk degli Stooges, Jonathan Richman e Richard Hell. Ci sono dei gruppi che ammirate in questo momento?

Ascoltiamo molti musicisti, ma più che ammirarli, cerchiamo di essere alla loro altezza. Ad esempio credo che i Beach Boys siamo inafferrabili. La loro musica è così bella ed intensa da essere una fonte d’ispirazione. Siamo anche dei grandi fan dei Brian Jonestown Massacre, uno delle ultimi veri gruppi rock. Di recente ci piace un sacco anche l’hip-hop, ad esempio DJ Shadow, LL Cool J, J-Dilla e amiamo i Beastie Boys.

Vi definireste una band DIY (Do It Yourself), visto che avete appena avviato la vostra agenzia di booking?

Lo siamo di sicuro. La maggior parte di ciò che facciamo viene da noi. Far uscire il disco per l’Elevate, un’etichetta che ci garantisce una distribuzione in tutto il mondo, è stata una decisione molto intelligente. Avendo una distribuzione mondiale speriamo di far uscire il disco anche in Italia. Se c’è qualcuno a cui piace, succederà sicuramente.

È più difficile trovare concerti in Olanda o all’estero, dove siete ancora quasi del tutto sconosciuti?

Adesso nel nostro Paese è più facile, perché siamo un po’ più conosciuti da molti organizzatori. All’estero è molto più difficile, ma iniziamo ad avere sempre più possibilità. Ci vorranno degli anni per avere un po’ di esposizione, ma quando capita, non si torna indietro. E noi contiamo su questo per riuscire a suonare all’estero, perciò vogliamo farci conoscere al più presto. Ci piace suonare in Olanda, ma non credo che ci interessi continuare a fare solo quello per altri cinque anni. Insomma il mondo è talmente grande che vale la pena rischiare.

A cura di Paolo Camellini

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