Ghirba - Biosteria della Gabella

Visitare stanze d’albergo come installazioni fotografiche, percorrere corridoi come gallerie d’arte ed entrare in ascensori come camere oscure: due alberghi della via, il Lorenz e il City aprono i battenti dal 15 al 17 maggio ai curiosi di fotografia europea. Cuore dell’itinerario fotografico di via Roma è l’Hotel City, affacciato sulla piazza-parcheggio del Popol Giost. Dall’aperitivo di inaugurazione (venerdì ore 18.00) per tutto il weekend, si potranno visitare la location che già lo scorso anno ha avuto un successo inatteso, tanto da essere ripreso su Sky arte nello speciale dedicato a Fotografia Europea, insieme alle grandi location della fotografia contemporanea. giorgio iemmolo EVENTO SU FACEBOOK L’anno scorso l’albergo aveva ospitato l’opera di Alessandra Calò e Lorenza Franzoni ed era stato un continuo via vai di visitatori. La gente entrava incuriosita in hotel e si lasciava accompagnare da una guida d’eccezione (Salvatore, detto Lo zio). Quest’anno saranno ben sette i fotografi dell’Hotel City : Bruno Cattani, Giorgio Iemmolo, Silvio dei Fogolari, Martina Civardi, Salvatore di Vilio, Enrico De Luigi e Tribunali 138. Una giornata all’Hotel City L’ Hotel City è un’ interessante comunità variabile, attualmente gestita da Luca e Corrado, figli di un rappresentante di cioccolatini, che decise di prendere in mano le sorti dell’albergo negli anni 70. Nel corso degli anni, la crisi ha mandato via clienti e personale, però ha portato famiglie sfrattate, profughi e persone sole che qui hanno trovato un surrogato di famiglia, un’alternativa alle panchine del parco.“Perché dormire in strada non ti fa sentire solo, ma d’inverno a Reggio Emilia fa freddo”, dice Antonio che adesso abita nella stanza dove stanno le valige di chi se n’è andato senza pagare. Le mostre Come in ogni Hotel, si parte dal piano 01, ingresso. La conciergerie è affidata a Bruno Cattani, ed al suo decennale lavoro “Tracce”. Memorie di ingressi e soggiorni, una serie di “immagini di letti” presentano la parte intima e privata di un lavoro che esplora le emozioni dei ricordi. Scatti rubati e cercati, di presenze che si manifestano nell’impronta lasciata nelle lenzuola. “Colori mai gridati, tenui, che esprimono un desiderio” così definiti da Sandro Parmiggiani “Contribuiscono a una presa di distanza, a un senso di lontananza nel tempo, come se queste visioni si fossero spogliate, nel loro viaggio dentro il tempo, di ogni orpello o belletto superflui”, le foto di Cattani riscoprono attraverso frammenti di reale un passato che rivive nel presente, letti di passaggio che appartengono a tutti, intimi e tuoi solo per poche notti. bruno cattani Gli incontri continuano nel corridoio, con “Io non sono quello che apparo”, di Giorgio Iemmolo: scorci di vita dell’uomo postmoderno in un luogo non identificato dell’Europa Occidentale. Scatti di feste e volti ottusi: sfida per chi si affaccia su questo ballatoio è cogliere le somiglianze fra la sofferenza e la party scene, fra la perfezione presunta delle società avanzate e il dolore che le percorre. Piano 1, “Camera 3”, Silvio Dei Fogolari vi porge il suo biglietto da visita invitandovi in questa stanza sconosciuta che accoglie sconosciuti, ma nei gesti quotidiani rivive la presenza di chi vi ha alloggiato e vi alloggerà. Spiega il fotografo: “Ho pensato di fare di una stanza d’albergo un luogo di memoria e presenza di altri luoghi visti e vissuti dai fruitori di questo alloggio. Questo attraverso l’esposizione di fotografie che citano altri ambienti, gesti quotidiani che appartengono alla realtà dei luoghi di ogni persona che vi è passata. La memoria che trasforma l’ignoto nel conosciuto”. silvio dei fogolari Su per le scale, si sale al secondo piano, manca la luce asettica tipica dei luoghi di passaggio, ma appaiono paesaggi umani a vedersi, gesti che comunicano e sguardi che ritornano: la cornice ideale per “Un paese ci vuole”, l’opera di Salvatore Di Vilio. Nella Casa della Paesologia di Trevico, in provincia di Avellino, ogni tanto si formano piccole comunità provvisorie. Gli abitanti arrivano da tutta Italia per cantare, suonare, ma soprattutto provare a essere attenti al paese che hanno scelto. Queste foto raccontano un piccolo percorso che ha avuto inizio nel 2008 da un’idea dello scrittore Franco Arminio, araldo della “paesologia”.

salvatore di vilio

Cambia stanza, si prosegue, la porta è socchiusa su mondi interiori: alla stanza 12, secondo piano, contrasto di sguardi in “Camere oscure” di Martina Civardi, fotografa milanese classe ’92 che punta l’obiettivo su giovani ragazze sole e fragili, chiuse nelle loro stanza in compagnia delle loro paure. Il tema fa eco alla scelta dei soggetti: quasi tutte ragazze dai capelli castano scuri e fisicamente esili. Alcune foto sono autoritratti.    Ultimo piano, gli ospiti che stanno più tempo sono quelli con più libertà, al terzo piano è come un pianerottolo, un’indifferenza che sfiora la comunanza. martina civardiCamera Roll” di Maria Clara Macrì non è solo un progetto fotografico, è un esperimento di maieutica della creatività transitiva, è un atto liberatorio, è spogliarsi  di tutte le proiezioni imposte dal sistema in cui viviamo per risintonizzarsi con la propria natura selvaggia e creativa, imparando a riconoscerla e a rispettarla.

11209431_972749292758401_1788900705966892627_n Se trovarsi all’ultimo piano basta a dare un senso alle trame di immagini e vissuti, non rimane che affacciarsi alla No Panic Room e seguire le parole di Enrico De Luigi, fotografo di scena, riminese, che introduce l’ingresso ad “Ikebana”, “Un viaggio introspettivo iniziato un anno fa. Una notte ho espresso un desiderio e pochi giorni dopo ho incontrato la mia musa: Valeria. Con lei tutto è concesso. Con lei nulla è vietato. Con lei può succedere di tutto. Ci facciamo bene. Ci vogliamo bene”. chico    photo Si torna in strada, quattro passi, e al civico 47 le esposizioni continuano all’hotel Lorenz, in spazi dalle dimensioni raccolte ed intime, come le mostre che ospitano: ecco perché nella cabina telefonica, connessione ideale tra passato-presente, spazio e tempo, è proiettato “Guido’s, video di Sara Bonaventura che parla di Guido: stereotipo di italianità nel suo essere ex contadino, ex soldato internato nella seconda guerra mondiale, poi ex operaio. Una suggestiva rievocazione della nipote videomaker, tra testimonianze storiche e ricordi personali. Le voci dei reduci veneti si intrecciano a momenti di vita vissuti dall’artista durante il suo periodo di residenza in via Roma. www.s-a-r-a-h.it

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Libro d’artista di Sara Bonaventura. Lo trovate all’Hotel Lorenz

Si procede, vietate le scale: prendete l’ascensore per conoscere i clienti abituali dell’albergo. Solo a porte chiuse appare questo piccolo mondo. “Push the button – Tra Terra e Cielo” è, come lo definisce il suo creatore Umberto Giorgione, “Un percorso visivo in salita e in discesa che porta esplorare idealmente l’interno di una camera dell’albergo, dove gli abitanti adattano il proprio agire, mentale e fisico, ai nuovi spazi”. www.umbertogiorgione.it   Per saperne di più sull’itinerario di via Roma “Tutti i luoghi il luogo”, conoscere gli eventi e tutte le mostre in programma, andate sul sito di Ghirba Biosteria.