Ghirba - Biosteria della Gabella

CINQUANTA FOTOGRAFI IN VIA ROMA PER FOTOGRAFIA EUROPEA – VIA ROMA 39


Nella mostra “La Terra nutre la Mente” di Caterina Coluccio presso l’atelier L’Altro Mondo, i luoghi della nostra cultura (i luoghi della Fotografia Europea: i chiostri di san Pietro, la Sinagoga, le sale dei Musei, via Roma) si arricchiscono delle colture degli orti di altre zone della città e di altri luoghi. Così cultura e colture, luoghi vicini e lontani si fondono in un crogiolo di colori che creano un unico luogo in cui è la Terra a nutrire la nostra Mente. Ne parliamo con l’autrice.

Quale storia racconta la tua mostra?

La mostra racconta una storia personale: nata in Calabria, trasferita a Reggio all’età di un anno e distaccata dalle vecchie proprietà terriere di famiglia, ho sempre vissuto in città, in mezzo al cemento e lontana da qualsiasi concezione di coltivazione della terra. Questa mostra ha risvegliato un sentimento personale di appartenenza ad un luogo indefinito, non tanto la necessità di tornare alla terra e alle coltivazioni quanto l’opportunità di stimolare la coltivazione degli orti nelle case e nei cortili della nostra città per migliorare la qualità della nostra vita, alterata da un’alimentazione scorretta che offusca la nostra mente.

In che modo la tua opera si collega al concept di Fotografia Europea “Effetto Terra”?

La mostra “La Terra nutre la Mente”, parte dalla ricognizione di alcuni orti della città che si insinuano nei luoghi della Fotografia Europea, i luoghi della nostra cultura: i chiostri di san Pietro, la Sinagoga, le sale dei Musei, al cui interno “spuntano” particolari di orti casalinghi. Il percorso prosegue con i luoghi di via Roma che si “arricchiscono” di orti di altri luoghi della provincia di Reggio e di altre regioni: girasoli calabresi nascono in un cortile, per ricordare una fusione tra varie alimentazioni. La Terra ha un effetto positivo che modifica le energie interpersonali.

Via Roma può essere in qualche modo una finestra verso altri mondi?

Via Roma è una finestra su altri mondi, diversissimi, dal Sud America al Marocco ad altri paesi e diviene un luogo in cui non esiste lo “straniero”, un luogo in cui è il rispetto reciproco che conta, la parte positiva delle persone, in cui non si prevedono malvivenza e scorrettezze reciproche.

Quali sono i luoghi a cui sei più legato? E perché?

Il centro di Reggio è il luogo cui sono più legata, ci sono sempre stata fin da quando avevo un anno ed è passato molto tempo prima di capire e rendermi conto che non ero “reggiana doc”, per il fatto di essere nata in un altro luogo, anche se non ci avevo vissuto. La consapevolezza di non essere pienamente accettata ha generato un rifiuto per la città e mi ha portato a vivere in altri luoghi per periodi temporanei: Calabria, terra d’origine che conoscevo solo nel mese estivo, Roma, Dublino e Milano, tutti luoghi in cui sarei dovuta rimanere, ma sono tornata a Reggio che rimane il luogo cui sono più legata.

“Tutti i luoghi il luogo”: cosa ti ispira questa frase?

Per la prima volta mi sento “a casa”, in un luogo unico che è il luogo del viandante.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?

Utilizzo la fotografia come mezzo espressivo, paragonato a qualsiasi altro tipo di espressione artistica.

Ci racconti la tua esperienza da fotografo?

Sono approdata alla fotografia  molto tardi; a differenza di alcuni fotografi che dalla fotografia sono passati ad aggiungere interventi pittorici, io ho svolto il percorso contrario: dopo anni di lavoro giornalistico e critico sulle tecniche di altri artisti, sono passata alla pittura e successivamente ho scoperto il divertimento di fondere la pittura con la fotografia al punto che io stessa, a volte, non distinguo più dove finisce la fotografia e comincia la pittura.

Cosa ti piace fotografare, di solito?

I luoghi in cui faccio le mostre, le architetture che si colorano in un’ atmosfera pop.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?

Utilizzo iPhone e creo l’immagine prima di scattare, il montaggio con elementi estranei non si creano attraverso programmi digitali ma con un evidente collage manuale. Il forte ingrandimento dalla foto dell’iPhone, a bassa risoluzione, crea un’immagine “sbiadita” che offre la possibilità di intervenire ulteriormente; quindi, dopo una stampa su tela o carta, dipingo con pigmenti naturali.

Qual è il tuo fotografo di riferimento?

Nessuno di riferimento, trovo particolarmente interessanti: Silvia Camporesi e Maurizio Mantovi per le sperimentazioni tecniche.

CATERINA COLUCCIO 800

Caterina Coluccio  è docente all’Accademia di Belle Arti di Milano, dal 1989 a tutt’oggi. Giornalista e pittrice, negli ultimi anni, il suo lavoro sia di scrittura sia di produzione artistica, si è focalizzato sulla ricerca in una fusione tra dimensione manuale e tecnologia. Ha partecipato a diverse esposizioni tra cui: “La terra ha bisogno degli uomini”, Reggia di Caserta, 2010. La propria attività artistica prevede un’interazione tra fotografia dei nuovi strumenti, come iPhone, e la pittura, il cui risultato è un’opera unica. Ha partecipato a Fotografia Europea 2014, esponendo in una collettiva presso il Museo dei Capuccini.

FOTOGRAFIA EUROPEA IN VIA ROMA