Ghirba - Biosteria della Gabella

CINQUANTA FOTOGRAFI IN VIA ROMA PER FOTOGRAFIA EUROPEA – HOTEL CITY


Nella Casa della Paesologia di Trevico, in provincia di Avellino, ogni tanto si formano piccole comunità provvisorie.

Spiega Salvatore Di Vilio: “Le mie foto raccontano un piccolo percorso che ha avuto inizio nel 2008 con Franco Arminio e la sua poetica dei luoghi e che ora si è concretizzato in questa casa che con più di 150 persone da tutta Italia abbiamo aperto a Trevico in provincia di Avellino. “Secondo me non c’è nessun bisogno di dire cosa vogliamo fare e a cosa può servire la Casa della paesologia. Tutti si possono iscrivere. Non facciamo cultura. Abbiamo semplicemente pensato che in una casa si può mangiare e dormire e parlare insieme ogni tanto. Ogni tanto si formeranno in quella casa piccole comunità provvisorie, di tre, di trenta, di cento persone. Canteremo, suoneremo, magari prenderemo qualche ingiustizia per le corna, proveremo a essere attenti al paese che abbiamo scelto. Attenti e clementi, senza smanie di fare chissà che. I pochi soldi che servono li mettiamo noi, non abbiamo obblighi con nessuno. Ogni tanto chiameremo nella casa qualche persona che ci possa insegnare qualcosa o ci possa dare lietezza. Crediamo molto alla lietezza, naturalmente provvisoria. Gli iscritti arrivano in punta di piedi, da ogni parte d’Italia, di ogni estrazione sociale e di ogni età” (Franco Arminio).

Domenica 17 maggio alle ore 18 sarà con noi a Ghirba Franco Arminio. L’araldo della paesologia legge brani da “I paesi immaginari”, sua ultima raccolta di racconti, inedita. Lo accompagna Orfeo Bossini, animatore e membro del quartetto “I Violini di Santa Vittoria”.

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Quale storia racconta la tua mostra?

È un piccolo percorso che ha avuto inizio nel 2008 con Franco Arminio e la sua poetica dei luoghi e che ora si è concretizzato in questa casa che con più di 150 persone da tutta Italia abbiamo affittato a Trevico in provincia di Avellino, a 1100 m. di altezza. È il paese dove è nato il regista Ettore Scola, ora ha pochissimi abitanti. Nella casa si sta insieme a chi ci vuole venire, alla gente del posto, ai cani; a volte ci sono attività, concerti, spettacoli, un po’ di tutto, altre volte non si fa niente di particolare. Qui ho tentato di fotografare micro/macrocosmi paesologici; della paesologia mi affascinano gli spazi dove c’è un forte richiamo o una traccia delle persone del luogo.

In che modo la tua opera si collega alla location scelta?

L’Hotel City mi hanno detto che è un luogo d’accoglienza di famiglie sfrattate, profughi, immigrati e persone sole. Perciò va benissimo per le immagini della Casa della Paesologia che propone un modo provvisorio, intenso e libero di creare comunità in un posto dove nessuno più vuole andare. E noi invece ci andiamo e, a parte il gran freddo che ci fa, siamo molto contenti e ci stiamo bene.

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“Tutti i luoghi il luogo”: cosa ti ispira questa frase?

Mi fa venire in mente il Sud: “luogo” nel mio paese (Succivo in provincia di Caserta) era sinonimo di cortile, di umanità e socialità, era un crocevia generazionale dove si conviveva in modo armonico. Oggi sono cambiate molte cose e questo Sud esiste solo nei paesi più marginali, poco toccati dal “progresso”, dalla modernità; o in alcuni quartieri particolari delle grandi città.

Quali sono i luoghi a cui sei più legato?

Aliano, in provincia di Matera, e Amsterdam li trovo luoghi bellissimi. Sono molti diversi ma hanno anima: ad Amsterdam Vincent Van Gogh e ad Aliano una grande interiorità.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?

È un rapporto molto “sessuale”!

Ci racconti la tua esperienza da fotografo?

Mi sento un artigiano, non un artista; ho iniziato con la ricerca poi è diventata professione e ora faccio l’artigiano da 35 anni e mi diverto ancora.

Cosa ti piace fotografare, di solito?

Ho fotografato un po’ di tutto, l’archeologia industriale dal 1980. Amo ritrarre le persone in modo consapevole e inconsapevole e sono sempre rimasto affascinato dai luoghi abbandonati e dai paesi. Ho fatto molti reportage di feste religiose. 35 anni di fotografia sono molti e sto ancora cercando di sistemare e digitalizzare l’archivio.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?

6X6 Analogico-Digitale Canon- IPhone- fotocamere analogiche varie

Qual è il tuo fotografo di riferimento?

Sono due, Josef Sudek e Diana Arbus: guardavano da una soglia, da un margine. Sono attratto anche dai fotografi invisibili, dalla fotografia orizzontale.

Salvatore Di Vilio frequenta la facoltà di  Architettura di Napoli. Interrompe gli studi universitari per dedicarsi alla fotografia. Dal 1980 è presente nei settori della ricerca fotografica. Partecipa a mostre e rassegne nazionali e internazionali. Alcune delle sue ultime personali:  “Ortografia”, Aversa 2012; “Attraversamenti ciclabili negli ingranaggi della memoria”, Napoli, Gran Caffè Gambrinus, 2013;  “Il turista incantato”, Torino, Voyelles & Visions, 2013.

FOTOGRAFIA EUROPEA IN VIA ROMA