Ghirba - Biosteria della Gabella

CINQUANTA FOTOGRAFI IN VIA ROMA PER FOTOGRAFIA EUROPEA – VIA ROMA, 25


Sguardo fotografico sul laboratorio teatrale con richiedenti asilo e rifugiati del progetto Mare Nostrum e Sprar di Reggio Emilia, ideato e condotto dal Teatro dell’Orsa, promosso dalla Cooperativa Dimora d’Abramo.

I protagonisti del laboratorio sono giovani che arrivano dall’Africa Occidentale sub sahariana, sono portatori di storie, di umanità. Sul palco si srotolano storie incise nella polvere e nella carne,  scintille di memoria, passi protesi in avanti e occhi che guardano indietro.

Quale storia racconta la tua mostra?

Racconta la storia di molte storie… e, lo ammetto si, racconta anche la mia storia. Le storie sono quelle dei ragazzi e degli uomini, in particolare africani, che hanno dovuto lasciare il loro paese e sono arrivati a Reggio Emilia (Italia-Europa-Mondo) con tutti i mezzi di locomozione terrestre e marittima possibili, piedi compresi. Una parte di queste storie è emersa con una forza e naturalezza come mai avevo visto prima, grazie a Bernardino e Monica, del Teatro dell’Orsa, che hanno organizzato e condotto il laboratorio teatrale che ha portato fino alla lezione aperta in Cavallerizza.

La mia storia, in questo caso, è quella di aver potuto mettere il mio sguardo su tutto questo percorso teatrale, proprio nel momento in cui la mia avventura lavorativa decennale come educatore e operatore con queste persone stava terminando.

In che modo la tua opera si collega alla location scelta, o al concept di Fotografia Europea “Effetto Terra”?

Via Roma è da anni una via dell’accoglienza e dell’inserimento per chi viene da fuori, che sia Italia o estero, Africa o Asia; la location della mostra è un cortile interno di un edificio privato, tra il negozio di parrucche africano e l’Hotel City (che ha ospitato i profughi provenienti dalla Libia nel 2014 nella prima fase di emergenza): ovvero la sintesi perfetta tra il territorio, la partecipazione attiva alla vita della comunità e i primi movimenti dei nuovi arrivati. Credo di poter dire che tutti i ragazzi ritratti nelle fotografia si riconoscano in questa zona della città.

Quali sono i luoghi a cui sei più legato? E perché?

I luoghi dove c’è acqua, i posti di mare, le città di fiume. A Reggio il Gattaglio è un altro eccezionale quartiere, dove ho avuto la fortuna di abitare.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?

Conflittuale, nevrotico, ossessivo: una specie di disturbo, di personalità direi. Quando però ho in mano una macchina fotografica riesco a trasformare tutte le cose di cui prima in: attenzione al particolare, sensibilità, tranquillità.

Ci racconti la tua esperienza da fotografo?

Sono un fotografo amatoriale, che siccome in questa parola c’è l’amore mi pare già tanta roba.

Cosa ti piace fotografare, di solito?

Da quasi un anno la fotografia di scena è in assoluto la mia preferita. Sto fotografando uno/due spettacoli teatrali a settimana.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?

Nikon D300, 80-200mm, 35mm, 16-85mm Polaroid

Qual è il tuo fotografo di riferimento?

Andrè Kertesz è quello che mi ha stregato per primo. Vasco Ascolini per ultimo. In mezzo vari altri.

Nicolï Deglincerti

Nicolò Degli Incerti inizia a fotografare un po’ come iniziano tutti, trovando in casa una reflex a pellicola, incustodita e sola. Si nasconde dietro di lei per molti anni, producendo una grande scatola di negativi e immagini, che probabilmente piacciono solo a lui (e nemmeno sempre). Compra poi una reflex digitale indebitandosi per anni, viene iscritto clandestinamente ad un corso di fotografia di scena e grazie al suo maestro e al gruppo di colleghi, decide di aprire quella scatola.

FOTOGRAFIA EUROPEA IN VIA ROMA