Ghirba - Biosteria della Gabella

CINQUANTA FOTOGRAFI IN VIA ROMA PER FOTOGRAFIA EUROPEA – VIA ROMA/VIA DEI CAMBIATORI


“Decrescita felice” di Vittorio Vizzini, che verrà esposta in via Roma 13/b, racconta l’avventura di ragazzi diversamente abili nel mondo del riciclo. L’autore espone anche in un altro contesto di via Roma, l’androne del civico 50.

Quale storia raccontano le tue mostre?

Nel primo lavoro, “Decrescita felice”, racconto  l’avventura di ragazzi diversamente abili nel mondo del riciclo. Tramite il Progetto Dejavu, promosso dall’associazione Onlus Credere per Vedere di Reggio Emilia, i ragazzi recuperano computer dismessi e dopo averli ricondizionati, li donano a coloro che ne hanno bisogno. Nel secondo, “Terra!”, ho fotografato da vicino particolari di terra, muschio, cortecce, sabbia, per assemblare i vari scatti e comporre delle immagini che ricordano le riprese satellitari. È un invito a porre più attenzione a ciò che abbiamo sotto gli occhi, alle cose semplici che custodiscono in sé un aspetto spettacolare. Una spettacolarità che siamo abituati a cogliere nelle cose grandi e macroscopiche, ma che non siamo più abituati a notare nelle cose piccole. Mi piace chiamare questo processo “rieducazione dello sguardo”, citando Luigi Ghirri.

In che modo la tua opera si collega alla location scelta, o al concept di Fotografia Europea “Effetto Terra”?

Tramite il lavoro Decrescita felice voglio intaccare i pregiudizi nei confronti dei ragazzi con disabilità psichica. In un gioco di rappresentazione ho fatto loro coltivare, annaffiare, raccogliere materiale informatico. Ho operato una sorta di cortocircuito che mette in contatto la pratica antica dell’agricoltura e la modernità delle macchine informatiche. Come ad auspicarmi che nella corsa del progresso ci si fermi per guardarsi indietro, ad aspettare chi non ha il passo lungo. Su “Terra!”, invece, il riferimento mi sembra abbastanza evidente.

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Quali sono i luoghi a cui sei più legato? E perché?

Tutti i luoghi che ho vissuto e quelli che ho immaginato. Ed all’immaginazione non c’è limite. Quindi tutti i luoghi. Perché? Perché sono i miei, sono legati alla mia persona, al mio mondo.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?

È un linguaggio, serve per comunicare. Più delle parole è soggetta a fraintendimenti e questo può essere un grande pregio. Perché dal fraintendimento nascono nuove idee, si generano nuovi pensieri.

Ci racconti la tua esperienza da fotografo?

Considerandola come un linguaggio, vi potrei raccontare allo stesso modo la mia esperienza come utilizzatore di parole. Ma è lunga una quarantina d’anni. Vi annoierei.

Cosa ti piace fotografare, di solito?

Paesaggi. Paesaggi mentali anche.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?

Dalle fotocamere autocostruite con scatolette di cartone e nastro isolante a mezzi modernissimi. Dipende da cosa voglio raccontare. Lo strumento fa parte del linguaggio.

Qual è il tuo fotografo di riferimento?

Tutti i fotografi sono il mio riferimento. Dal bimbominkia che si fa i selfie in bagno e li posta su Facebook al fotografo che ha consegnato le sue immagini alla storia dell’arte.

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Vittorio Vizzini nasce a Blufi e cresce fra le Madonie e Palermo. Da dieci anni invecchia a Reggio Emilia. Si occupa di fotografia nel tempo libero. Ha collaborato con l’Archivio degli Eredi di Luigi Ghirri. Ha esposto in collettive durante le scorse edizioni di Fotografia Europea e in una mostra personale durante la Settimana della Salute Mentale a Reggio Emilia.

FOTOGRAFIA EUROPEA IN VIA ROMA