Ghirba - Biosteria della Gabella

CINQUANTA FOTOGRAFI IN VIA ROMA PER FOTOGRAFIA EUROPEA – VIA DEI CAMBIATORI


Un giorno i capannoni delle Officine Meccaniche Reggiane usciranno dal lunghissimo letargo e inizieranno una rinascita. O almeno, questo è quello che ci aspettiamo. L’opera di Giulia Dall’Aglio, esposta nella storica Stamperia F.lli Manfredi di via dei Cambiatori (laterale di via Roma), è una descrizione fotografica delle attuali condizioni delle Reggiane, viste con gli occhi di chi le incontra per la prima volta.

Quale storia racconta la tua mostra?

La mostra racconta la mia prima visita alle Officine Meccaniche Reggiane. Dopo anni passati a immaginare cosa nascondessero quei capannoni visibili solo per pochi secondi dal cavalcavia della stazione, solo per due stagioni all’anno perché in primavera-estate la visuale è coperta dagli alberi, ho avuto l’opportuna di poter “entrare”, rigorosamente scavalcando. Le aspettative che i reggiani ripongono in quei luoghi rimane sempre molto alto, nonostante le critiche. E’ come se tutti si aspettassero, prima o poi, una sorta di rinascita dentro quei capannoni. Un lunghissimo letargo ma non una morte certa. O forse la penso così solo io?

In che modo la tua opera si collega alla location scelta, o al concept di Fotografia Europea “Effetto Terra”?

L’ho collegato al concept Effetto Terra pensando al letargo, come di alcuni animali, anche di alcuni luoghi. Principalmente però lo associo al concept di Fotografia Europea di via Roma “Tutti i luoghi il luogo”. La location scelta è certamente quella giusta: per coincidenza, a Caterina che lavora nel Laboratorio, è stato affidato parte del restauro degli archivi storici delle Officine Reggiane.

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“Tutti i luoghi il luogo”: cosa ti ispira questa frase?

I luoghi devono la propria caratterizzazione ai momenti in cui vengono percorsi. Una sorta di sovrapposizione di spazio e tempo che permette, potenzialmente, ad ogni luogo di essere il nostro futuro. Allo stesso tempo ogni luogo ha avuto anche un proprio passato, una storia. Le Officine Meccaniche Reggiane rappresentano una particolarità per la città e non solo: connotate da un grande passato storico, benché oggi immobili, racchiudono un futuro, continuano ad andare. Come se continuassimo ad aspettarci grandi cose da quei capannoni abbandonati, come se potessero tornare a far parte del futuro, nonostante “attualmente le attività industriali dell’area sono cessate”.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?

È stata la mia ancora di salvezza negli anni universitari quando non avevo ancora ben chiaro chi fossi e dove volessi andare. Mi aiuta ad esprimere meglio ciò che sento in quel particolare momento della vita.

Ci racconti la tua esperienza da fotografa?

Ho cominciato a fare fotografie con una reflex digitale, rigorosamente in modalità AUTO, nell’anno in cui ho vissuto in Irlanda, a 16 anni. Tornata a casa ho appoggiato la macchina fotografica su una mensola e l’ho lasciata lì. Fino all’università quando, complici le difficoltà, cercavo di capire quale fosse la mia strada. Cosa fare nella vita non l’ho ancora ben capito e quindi, nel frattempo, continuo a fotografare. Non saranno tutte scuse?

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?

Nikon D5200 + obiettivo 18-70mm

Qual è il tuo fotografo di riferimento?

Mio padre prima di tutti, poi Ghirri, Carteir Bresson, Robert Capa. 

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29 anni, reggiana, Giulia vede girare per casa reflex e obiettivi, rullini, stampe e diapositive da sempre. Durante gli anni universitari comincia a interessarsi seriamente alla fotografia, considerandola però sempre una passione da coltivare nel tempo libero.

FOTOGRAFIA EUROPEA IN VIA ROMA