Ghirba - Biosteria della Gabella

A cura di Irene Russo

Finalmente ho la fortuna di intervistare un veterinario amante della fantastica, Pierluigi Tedeschi. Non vedevo l’ora di conoscerne uno, anche se lo immaginavo con la testa di falco e la coda di scimmia, combinazione utile per avere una vista chirurgica e prendere il bisturi senza chiamare l’infermiera.

Prima di assistere alla performance del suo gruppo, prevista per venerdì 19 dicembre alle ore 22 alla Biosteria Ghirba, ne approfitto per chiedergli alcune informazioni di tipo strettamente clinico.

bestiarioTra gli animali di Julio Cortazar mi colpisce in particolare il coniglietto di “Lettera a una signorina a Parigi”. È possibile vomitare coniglietti? Ma soprattutto: quanto a lungo potrebbero sopravvivere dei coniglietti nello stomaco umano, e con quali conseguenze per il loro sviluppo?

Se tu riesci a deglutirlo intero, senza masticarlo affatto. Se tu riesci a non morire soffocato, perché contropelo ti si blocca a livello del passaggio dell’esofago nello stomaco, subito prima del diaframma. Se sei a stomaco vuoto e soprattutto non hai già mangiato una buona insalata, che potrebbe invogliare questi teneri mammiferi erbivori ad iniziare a rosicarti la parete gastrica, fino a perforartela con conseguente peritonite iper-acuta. Se non sei schizzinoso riguardo a tutto quel ben di Dio che sono le pietanze della cucina povera a base del “quinto quarto”. Cioè per capirci: fegati, rognoni, polmoni, milze, cervella, sangue, cotenne, nervi e via pasteggiando. Se tutte le condizioni sono state rispettate, posso dire in tutta sincerità che non potrebbero vivere affatto. Per tranquillizzarti neppure l’ospite avrebbe vita lunga. Per estensione anche l’inserimento negli orifizi e nelle cavità umane di qualsiasi altro animale avrebbe miglior sorte. Io lascerei perdere. Fatti salvi i film horror e porno-gore, dove tutto pare ammissibile.

Hai dei consigli da dare al pastore errante dell’Asia, relativamente alla cura delle greggi?

greggi

Al pastore errante dell’Asia devo ricordare che non è necessario per lui vedere il recente film di Mario Martone sulla vita e le opere del suo creatore, il recanatese Giacomo Leopardi, ben noto a generazioni e generazioni di studenti. A nulla lui serve e non perché, citando: “è funesto a chi nasce il dì natale”, ma perché molto più semplice e chiaro è il mestiere del pastore. Non necessità di trascendenti filosofie il transumare (pur essendoci stati quelli che hanno parlato di: “Trasumanar e organizzar”, un po’ un’altra faccenda!), bensì di polpacci e spalle, che neppure gli ormai-più-che-mai-trendy iscritti al Club Alpino Italiano, posseggono. Neppure transfughi nostrani dal punk ortodosso al pensiero integralista dell’ex Papa, vivente abdicato, sanno dare degno esempio di vita pastorale. Neppure se si dedicano a spettacoli equestri, di certo ben adatti alle sterminate steppe asiatiche, meno a striminzite aie appenniniche. Forse, anzi quasi di certo, si potrebbe ben dire non c’entrare nulla col nostro pastore sbadato e inquieto. Infatti, forse è così! Ma forse può servire a suggerire come facile sia distrarsi nel ragionar con la luna e le stelle e il cosmo intero, col rischio di abbandonare le povere greggi sull’abisso orrido, immenso, ove altro non posson far che precipitare. Causa lo stolto oblio dello stralunato e svanito pastore errante. Con pace estrema di filosofie “buone, pulite e giuste” più o meno slow o, peggio ancora, da “teneri abbracci” di “Mulini Bianchi” ricostruiti nelle colline toscane.

Ma l’Anfisbena, serpente a due teste (una davanti e una dietro), non soffrirà di patologie della colonna vertebrale?anfisbena

La mia colta intervistatrice deve al riguardo sfogliare le meravigliose tavole dell’Aldrovandi, per poter trovare riscontri ben più antichi e dettagliati di quanti e quali siano gli animali fantastici creati nei secoli dall’uomo. Poco importa sapere che erano sofisticati e virtuosi tassidermisti a giustapporre con chirurgica precisione, ali di passero a corpi di bisce, becchi d’anatra a corpi di ratti, corpaccioni di mammiferi proboscidati a carapaci di cheloni. In un tripudio da Wunderkammer, che mandava in brodo di giuggiole (che suggerisco alla Ghirba-biosteria d’introdurre tra le sue proposte gastronomiche, sempre piene di Shining ed etica piacevolezza) le teste coronate di mezza Europa. L’altra metà essendo impegnata a saccheggiare e a “scoprire” o, per amor di precisione, ri-scoprire, Nuovi mondi, dove enorme era la biodiversità, realmente meravigliosa, rigogliosa, mai vista. Tanto mai vista da far paura! Meglio il fantastico inventato e ben fermo sotto formalina, dell’inconveniente dell’imprevisto. Guai al caos, se non è di qualcuno. Figuriamoci il mal di schiena dell’Anfisbena!

Ma di cosa soffre il Ciciarampa di Alice attraverso lo Specchio?

ciciarampaOra potrei dottamente citare punto per punto il reverendo Lewis Carroll (1832-1898), citare gli apocrifi e i detrattori. Coloro che lo considerano un represso pedofilo vittoriano e coloro che lo considerano un antesignano della cultura hippie. Potrei, volendo, citare altri psichedelici testi vittoriani, che ben ci dicono, senza mai nominarlo, il terrore per il corpo, gli umori, il contatto, la fisicità. Così di questo passo: passo-passo, passo-passo, arrivare a vaniloquiare di Flatlandia, romanzo geniale, matematico-geometrico, scritto da Edwin Abbott (1838-1926) sempre in quegli anni. Frutto di quella cultura, di quell’humus, di quelle crinoline perbeniste, così ancora lontane dall’igiene del corpo, da paraventare e profumare tutto di ciprie e belletti, piuttosto che scoprire d’essere ricoperti di pelle come gli animali: mammiferi almeno.

Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro reading-concerto?

La ROOTSPOETRYBAND è una super band nata dal mio incontro con quattro musicisti della scena roots emiliana. La forza e l’originalità del gruppo stanno nel proporre, senza stacco, canzoni originali: non è l’ennesima dell’ennesima cover-band! Tra le canzoni, come un dialogo quasi, s’infilano testi poetici, parole che diventano, o tentano di diventare, musica e suono a loro volta. Quindi non c’è soluzione di continuo: tutto è musica, come tutto è parola. Ad alta voce, ad alto suono. Un animale fantastico, che starebbe benissimo tra le pagine di Stranalandia di Stefano Benni.

Se fossi cane?

Sarei il migliore amico dell’uomo, l’unico a cui svelare i propri segreti. Direi cosa di non poco conto, al giorno d’oggi!

Vi aspettiamo venerdì 19 dicembre alle ore 22 alla Biosteria Ghirba!

Partecipa all’evento