Ghirba - Biosteria della Gabella

A cura di Paolo Camellini

Venerdì 5 settembre alle 22 suonerà alla Ghirba Gipsy Rufina, ovvero Emiliano Liberali. Nato in un paesino dei monti laziali, ha iniziato la sua carriera di musicista negli anni 90 nella scena punk hardcore con i Redemption, per poi cambiare strada verso il folk e la musica acustica. Ha pubblicato 5 album e girato letteralmente il mondo.

Ecco le nostre cinque domande ghirbesche per lui.

Secondo te c’è differenza tra la ribellione e la rabbia contenute nel punk e quella dei cantautori delle ballate fuorilegge (outlaw) del folk americano?

Dipende dal musicista immagino. Se prendi uno come David Allan Coe, anello di congiunzione tra il punk e outlaw, a tutti gli effetti direi la rabbia è la stessa. Per quel che mi riguarda, io concepisco le cose allo stesso modo di quando suonavo il punk più canonico anni fa, anche se non mi piace definire la mia musica folk americano, dato che è influenzata da anche tantissime altre cose.

Quali sono i cantanti e i gruppi vecchi e nuovi che per te sono un punto di riferimento in entrambi i generi?

Sono tantissimi… dirteli tutti sarebbe noioso, e poi quando li devo dire non me li ricordo mai per la verità. Forse c’entrano poco ma ora mi viene in mente Roky Erickson, e Bob Marley, Mr.Occhio, Oldseed… Come gruppi – tra i vecchi –  gli Inside Out, The Ballbusters e… cazzo nuovi non mi viene nessuno!

Tra tutti i paesi in cui hai vissuto e suonato, quali sono quelli che ricordi con più affetto, per la solidarietà, la gentilezza della gente e ovviamente anche la musica?

Ricordo tutti i paesi dove sono stato a suonare con grandissimo affetto. La gente che si sbatte per i concerti e ama la mia musica è gente speciale veramente, mi sento fortunato per questo.
Forse ora mi viene da pensare alla bellissima gente in tutta l’Ucraina, da est a ovest, che mi ha sfamato sui treni quando non avevo niente da mangiare e da bere. Gente ora costretta a subire cose che non dipendono da loro.
Se fossi costretto a fermarti e a posare la chitarra, cosa faresti invece di suonare?

Forse scriverei un libro cercando di ricordare tutto quello che mi è successo negli ultimi 20 anni.

Dimmi i tuoi piatti preferiti per ogni paese che hai visitato quest’anno.

“Pao de queiso” tutta la vita e succo di Asai per la colazione in Brasile, patate fritte e cozze belghe e borek albanese come stuzzichini durante la giornata. Beh, l’asado del mio amico Piru in Argentina non è per niente male, e il cappellacci alla zucca a Bondeno l’altro giorno con Tizio, ma anche il tris di primi + filetto ai carciofi a Ferrara con Matteo Pozzi domenica scorsa.