Ghirba - Biosteria della Gabella

Lili Refrain è una chitarrista, compositrice e performer romana. Sabato 12 luglio alle ore 21.30 avremo il piacere di ascoltarla mentre suona chitarra elettrica, voce e loop in tempo reale senza alcun ausilio di computer o tracce pre-registrate. I suoi brani scaturiscono dall’orchestrazione delle innumerevoli sovrapposizioni che crea dal vivo, mescolando l’ambient minimalista a psichedelia, folk, blues, metal, opera lirica e virtuosismi chitarristici.

Paolo Camellini l’ha intervistata per Ghirba: ecco le sue intriganti risposte.

Quali sono le prime 5 emozioni che ti vengono in mente da cui sono scaturite le canzoni di “Kawax”, il tuo ultimo album?

Amore, Disperazione, Malinconia, Nostalgia, Estasi liberatoria. Kawax ha preso forma dopo uno dei periodi più bui della mia vita, avevo da poco perso mio padre e le emozioni provate son state molto intense e controverse. Quest’album è stato un po’ un esorcismo, il mio personale requiem ma anche il mentore che ho avuto per trovare nuova luce.

Qual è stato il periodo più lungo in cui sei rimasta lontana da una chitarra?

Più di sette anni fa, quando ancora non esisteva il progetto Refrain e lavoravo a tempo pieno in un ristorante per pagarmi affitto e università. Cinque anni di totale delirio psichico. Poi, davanti all’evidenza di aver soltanto una vita a disposizione, ho trovato la mia salvezza mandando tutto all’aria e “precariato per precariato”, mi sono dedicata all’unica cosa che mi piace davvero fare nella vita: suonare. Rifarei questa scelta all’infinito!

Qual è il musicista classico più metal?

Carlo Gesualdo da Venosa. Compositore eccelso, strabiliante innovatore musicale ed efferato assassino.

Sei stata spesso in Francia a suonare. Cos’hanno i francesi che noi non abbiamo riguardo la musica ed il pubblico e cosa abbiamo noi in più?

Credo che in Italia ci difendiamo molto bene a livello di qualità, tecnica e soprattutto creatività musicale. Nei miei vari tour in Europa ho conosciuto moltissimi musicisti e condiviso il palco con altrettanti e almeno fino ad ora non mi è capitato di riscontrare una scena così forte come quella italiana. All’estero, seppur con le stesse difficoltà che abbiamo anche qui in Italia nel trovare spazi e soprattutto tenerceli aperti, mi son sembrati tutti molto più coesi, organizzati e attenti nei confronti di chi suona. C’è un’attenzione e una dedizione completamente diversa riguardo al fare musica, molto più professionale che in Italia.

Quale piatto o menù si sposerebbe bene ad un tuo concerto?

Mirtilli e vino rosso.

lilirefrain

 

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