Ghirba - Biosteria della Gabella

Mercoledì 14 verrà proiettato il Docufilm “Palestina per principianti” alla presenza del regista Francesco Merini e del protagonista Zimmy.
Dalle 20 vi accoglieremo con un aperitivo ispirato alla cucina palestinese, poi la serata proseguirà con la visione del documentario e quattro chiacchiere con i nostri ospiti.
Abbiamo intervistato in anteprima il regista per scoprire alcuni retroscena di un progetto che lo ha portato a stretto contatto con alcune famiglie direttamente interessate dalle conseguenze del conflitto. Ma non pensiate che il documentario vi annoierà con difficili questioni politiche per addetti ai lavori: “Palestina per principianti” nasce proprio per spiegare quello che non possiamo non sapere sulla Palestina. È una commedia quasi leggera che – strano a dirsi – comincia in leggerezza con le note ska di una band bolognese. Adatta anche a chi non sa quasi niente.

Com’è nato il progetto?
È nato come progetto musicale: abbiamo una ska band con la quale abbiamo deciso di andare a fare musica con i bimbi di un campo profughi. Dal momento che di mestiere faccio il regista e che anche il nostro cantante lavora in campo cinematografico, è nata l’idea di raccontare il nostro viaggio in un film.

Prima di girare il film, cosa sapevate della Palestina?
Le informazioni generiche di chi si tiene informato e ha studiato un po’ di storia… Però quella della Palestina è una vicenda complessa che sfugge continuamente di mano: appena pensi di aver capito qualcosa, tutto sembra diventare più intricato.

In cosa si distingue il vostro film da altri film sul tema?
Gli altri film ci sembravano rivolti a un pubblico già coinvolto e interessato al tema. Noi invece abbiamo pensato di fare un film per principianti appunto, che non desse niente per scontato. Anche per questo non ci siamo documentati troppo prima di partire: abbiamo pensato di fare un romanzo di formazione, di scoperta, costruito attorno a Zimmy, il bassista del gruppo.
Un’altra differenza è che molti lavori sul tema – giustamente – parlano di conflitto, di violenza. Noi abbiamo cercato di raccontare più la quotidianità, le persone. Siamo partiti con un taglio da commedia. Sapevamo che sarebbe stata una commedia amara, però abbiamo scelto uno sguardo il più leggero possibile.

Quanta storia e politica bisogna conoscere per capire il film?
Non bisogna sapere quasi niente, proprio perché il nostro è un viaggio di scoperta di un personaggio “ingenuo”. Piuttosto speriamo che dopo averlo visto a qualcuno venga voglia di sapere di più. Ma prima non occorre sapere molto. Inoltre non cerchiamo di spiegare niente nel film: ma di raccontare il nostro viaggio con sincerità. Abbiamo pensato che fosse l’unica cosa che potevamo dire su questa vicenda così complessa.

Come avete sostenuto la produzione?
Abbiamo fatto dei concerti per pagarci le spese. E poi tanto volontariato. È una storia che è giusto raccontare.

Avete incontrato degli imprevisti?
No. Ma solo perché abbiamo preparato molto bene tutto in anticipo. Utilizzando contatti sul posto.

Il film ha raggiunto la Palestina? E credi che in qualche modo sia stato di qualche utilità per i palestinesi?
Una cosa che ti chiedono sempre i palestinesi è di raccontare la loro storia. Questo perché sono consapevoli del fatto che i grandi media internazionali di solito li ritraggono come sanguinari terroristi. Credo che il nostro film a qualcosa sia servito: è stato visto molto in Italia: in festival, scuole, università, circoli, cinema. Tante persone ora sanno qualcosa di più. E siamo riusciti a far venire Mirna, la nostra protagonista, per una serie di incontri in giro per l’Italia.

A quale nuovo progetto stai lavorando?
Ora sto per presentare un nuovo lavoro sull’ultimo anno di attività di Claudio Abbado con l’orchestra Mozart: si chiama “L’Orchestra”. Di solito i musicisti classici sono raccontati come algidi intellettuali fuori dal tempo. Qui abbiamo cercato di uscire da questo falso stereotipo e raccontare i musicati nella loro umanità. Abbiamo seguito l’orchestra in un tour europeo.
Con il gruppo della Palestina invece abbiamo un progetto sul Tibet. Vediamo se riusciamo a realizzarlo!

Intervista di Irene Russo