Ghirba - Biosteria della Gabella

Al civico 39 di Via Roma, è nata la grande attrice d’inizio ‘900 Maria Melato. BIOS vuole essere un agile tributo del teatro contemporaneo, coi suoi linguaggi spesso performativi ed ibridi, al grande teatro di tradizione del secolo scorso. Un tributo “per contrasto”, per cortocircuito , per opposizione. Un tributo che vive soprattutto di aspetti visivi, d’immagini, di “blow-up” successivi. In questo, avvicinandosi a tanti lavori fotografici, che hanno fatto dell’ingrandimento successivo un proprio segno distintivo. “Blow-up” come il film del 1966 di Michelangelo Antonioni.
“Buio. Anche di questo non ho la risposta. Buio. Anche di questo buio. Anche di questo buio non ho risposta. Buio.
Non è la domanda a mancare. Anche se forse è più ovvia della risposta. Buio. Anche la domanda non serve. Serve la risposta. La risposta serve. Dopo puoi fare la domanda. Qui funziona così. Qui funziona così. Buio”

Partendo dall’opera narrativa dello scrittore argentino Julio Cortázar, di cui quest’anno si celebrano i cento anni dalla nascita, BIOS tenta l’esplorazione del “sentimento di non esserci del tutto”, stando sulla soglia dei linguaggi e dei codici predefiniti, fin troppo riconoscibili e consolatori. I  linguaggi slittano uno nell’altro, in quella sottile vertigine dove il fantastico non viene neppure preparato o addobbato o orchestrato: sta semplicemente lì accanto, alla svolta della via o al giro di frase, tutto in una virgola o nello spazio bianco fra due parole.
Un uomo cammina incerto, avanza barcollante, tra la terra fertile appena arata ed un cielo grande d’America latina: tutti i cieli, il cielo.
Per successivi ingrandimenti riempie l’intero schermo. Senza soluzione di continuo tra immagine, immagine di un’immagine e realtà carnale. Ombra concreta nella proiezione video sul fondale, a sua volta gioco d’ombre radiologico a tutta parete.
Oltre, il corpo si vede appena, nello stupore di una traslucenza quasi fetale. A tratti s’intuisce nel suo farsi materia, energia. La luce toglie ogni colore, sbianca, illividisce fino al neon fotografico. Vedere e non vedere, traguardare, stare programmaticamente sulla soglia dello sguardo e del movimento. Tra il desiderio di andare – spesso senza sapere neppure dove, ma andare – e l’immobilità, lo stare fermi: stare, essere qui. Affacciarsi, con la superficie calda del proprio corpo nudo, tra i vuoti lasciati in quei fotogrammi in bianco e nero di altri corpi animali. Raggelati e moltiplicati in centinaia di prospettive anatomiche.
Tutto si muove, si dipana, s’incalza e si ricompone. Un  flusso d’istruzioni per l’uso della giornata, riecheggia distopico quelli di “Storie di Cronopios e di Fama”, scritte da Cortázar ormai più di 50 anni fa. Un dialogo a distanza, fatto di aspettative che vengono puntualmente deluse, di pensieri intimi e non pronunciabili. Stare sulla soglia del respiro di ogni nostra quotidianità. Tutto in un respiro. Tutto nello spazio bianco fra due parole, perché il mondo concreto, dove viviamo ogni giorno, è fatto dalle parole che usiamo per descriverlo.

“Respiro. Deglutisco per trattenere aria. Più aria fiato voce parola canto. Trattengo.
Inspiro dalla pancia. Respiro addominale profondo .Inspiro aria di ogni luogo, da quando sono nata.
Il più delle volte senza pensarci, automatica. Inspiro l’aria di questo posto e poi deglutisco.
Ogni volta deglutisco per trattenere aria. Più aria fiato voce parola canto”

Cinzia Pietribiasi e Pierluigi Tedeschi collaborano da alcuni anni in progetti che spaziano dalla danza, al teatro di ricerca, alla performance. Tra gli ultimi lavori: NEBBIA. UN’ORAZIONE CIVILE (2011); DANZICA (2012), Selezione Premio Off Teatro Stabile del Veneto con il Colectivo Tbt; IO SONO QUI (2013), semifinalista Premio Giovani Danz’Autori Emilia Romagna; FREEZE (2014), ispirato alle opere dello psichiatra R.D. Laing. Cinzia Pietribiasi, come formatrice e regista, collabora con la compagnia Arte e Salute Onlus di Bologna (compagnia professionale di attori-utenti del dipartimento di Salute Mentale) e da oltre cinque anni realizza e conduce attività di teatro per bambini e corsi di formazione per insegnanti nelle scuole di primo e secondo grado. Pierluigi Tedeschi è autore teatrale e scrittore. Fin dai primissimi anni ’80 ha partecipato e organizzato eventi poetici, reading, performance, slam poetry in varie città d’Italia. Ha pubblicato Il profilo delle parole (Edizioni Baobab, 2010), antologia poetica ispirata a Luigi Ghirri, presentata a Fotografia Europea 2010. Nel 2012 ha pubblicato Luoghi Comuni con il fotografo Riccardo Varini (Edizioni AbaoAqu).