Ghirba - Biosteria della Gabella

Ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze su Palazzo Donelli che affaccia su Via Roma e su Via Cambiatori, in occasione dell’apertura del cortile alle foto dell’architetto Roberta Grassi per FOTOGRAFIA EUROPEA e ho scoperto che fa parte di quegli edifici realizzati o sistemati fra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI. C’è chi ipotizza, addirittura, sia stato costruito su fondamenta romane, in quanto poggiante sul Cardo che da Via Roma arriva fino a Via Calderini e insieme al Decumano formano il primo impianto della città che è con certezza di origine romana.

Da uno studio fatto dall’archivista reggiano Vittorio Nironi, a cui si devono preziose indicazioni sulla storia dell’evoluzione urbanistica della città, nel 1300 questo edificio era già esistente, come si evince dal Libro dei Fuochi del 1315 , dal nome delle famiglie che lo abitarono ed apparteneva all’epoca  a Guido e Bartolomeo De Cambiatoribus. Una famiglia di cambiatori?  Si sa che nel Medioevo i nomi erano indicativi e legati ai mestieri di chi li portava, in  tal senso , si può fantasiosamente ipotizzare  che facessero i cambiavaluta. Certo è che a dare lustro alla famiglia fù Tomaso, nato nel 1370 e morto nel 1444 che è stato il primo traduttore dell’Eneide.

Palazzo Donelli nel 1500 occupava tutta l’estensione dell’isolato  da Via Cambiatori fino a Via del Pozzo, a conferma dell’importanza di chi vi risiedeva. Si trattava della nobile famiglia reggiana dei Donelli, documentata in luogo nel 1507. Recenti restauri fatti negli anni ’70  del XX secolo hanno portato  alla luce tracce di finestre del ‘400, una doppia loggia del ‘500 con colonne doriche e affreschi dello stesso periodo al piano nobile. Questi ultimi, secondo alcuni studiosi sono da attribuire a Giovanni Stradano, pittore fiammingo che aveva lavorato nello studiolo  di Francesco I  dei Medici, in Firenze.

Al piano rialzato del palazzo vi sono altri affreschi, raffiguranti le virtù, di cultura manierista del primo ‘600 ma che guardava ancora alla  tradizione del  grande ‘500. SI sa, infatti, con certezza che in Reggio ci fosse una scuola di frescanti attiva sin dalla metà del 1500. Reggio infatti come molte altre città in quel periodo era una città dipinta le cui tracce, nonostante il logorio del tempo, rimangono in questo come in altri palazzi che Via Roma gelosamente conserva. In questa ottica Palazzo Donelli meriterebbe uno studio più approfondito sia sotto il profilo storico che sotto il profilo architettonico-stilistico. Potrebbe riservare delle sorprese.

A cura di Angelina Fusco, assicuratrice