Ghirba - Biosteria della Gabella

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Cosa ti piace fotografare?
Le persone. Le persone inquiete o felici. Le persone con delle storie belle, nonostante tutto.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?
Selvaggio

Ci racconti la tua storia da fotografa?
Non ho nessun fotografo nell’albero genealogico, però avevo un nonno all’avanguardia. Lui era un ingegnere, era fumettista, musicista e aveva a che fare con le pellicole super8. Un giorno mi regalò una videocamera-quasi giocattolo che faceva anche foto. Adesso sono solo nel bel mezzo del mio personale cammino.

Il tuo fotografo di riferimento?
A dire il vero, prima di ogni cosa, il mio riferimento è la pittura. Vettriano è un pittore che amo molto. E poi il cinema: Bunuel, Godard, Vigo, ad esempio. Mi piacciono i fotografi che uniscono la fotografia all’impegno sociale.

Ci racconti il tuo progetto?
Il mio progetto racconta Palermo, perché ho un patto di sangue con lei. Volevo mostrare il suo essere talvolta surreale senza sforzo. Volevo catturare il suo volto, che per me corrisponde a quello di una bambina furba e dubbiosa.
Portare dei frammenti di Palermo in un terrazzino di Reggio Emilia, credo sia uno scambio strambo, anche se Reggio Emilia non l’ho mai vista, la immagino agli antipodi di Palermo. Palermo caotica, Reggio Emilia rarefatta. Come due donne tanto diverse, ma affascinanti in egual misura.
Il luogo che mi è stato proposto, è un terrazzino in via Roma a Reggio Emilia, stenderemo le foto come i panni che le donne disseminano tra i vicoletti di Palermo. Mi sembra un bell’incontro tra le due città.

La fotografia può aiutare a “sentirsi a casa”?
La fotografia (secondo me) può aiutare a sentirsi a casa. Quando fotografo Palermo, io mi sento a casa, le persone mi offrono il caffè, mi raccontano i loro guai sorridendo, così mi sento viva.
“La mia foto è la tua foto”: cosa ti ispira questa frase?
Mi fa pensare alle persone fotografate, più che ai fruitori delle foto. La fotografia sociale, ad esempio, aiuta le persone a far conoscere le loro storie inosservate. La fotografia, in quel caso, diventa automaticamente del soggetto fotografato, ed è un regalo meraviglioso.

Nata a Palermo nel 1984, Ornella Mazzola ha assorbito fin da piccola l’energia di una città contraddittoria. Da lei, Palermo, ha ereditato la forza e la fragilità. Da piccola immaginava di diventare un’esploratrice, così un giorno si è laureata e la materia di laurea è stata l’Antropologia visuale. Ha lavorato nel settore degli allestimenti museali multimediali. Vincitrice di una borsa di studio presso “La Scuola Romana di Fotografia”, che le ha dato l’input per approfondire da autodidatta la passione per la fotografia. Ha iniziato così ad esplorare il mondo del reportage sociale e ad interagire con realtà noprofit (Shoot4change). Ha recentemente iniziato uno scambio come collaboratrice con “La Repubblica Palermo” e affronta vari progetti personali.

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