Ghirba - Biosteria della Gabella

Cosa ti piace fotografare?
Qualsiasi cosa catturi la mia attenzione, dai cosplay ai matrimoni. Adoro i matrimoni, mi piace raccontare le storie delle persone. L’altra mia grande passione è la fotografia ai concerti e agli spettacoli: lì credo proprio di dare il meglio. Non è vero: anche ai matrimoni dò il meglio. Ma quanto è bella la fotografia! Purché non sia moda, quella proprio no. La fotografia di moda la lascio agli hipster, ai vegani e a quelli che si vestono troppo bene. Io non mi vesto bene.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?
So fare solo quello nella vita. Non riesco ad avere un linguaggio formale con le persone, ho un carattere strano e mi danno della matta. Non so cucinare e non ho la più pallida idea di come installare la stampante nel computer. Però so fare foto e quelle le so fare bene.

Ci racconti la tua storia da fotografo?
Tanto tempo fa stavo con un ragazzo che fa il musicista. Suona il basso e ai concerti era molto bello da vedere. La sua ex faceva la fotografa e io volevo essere alla sua altezza, era bella bionda intelligente e faceva delle foto splendide! Per poi scoprire con il tempo che la fotografia non sarebbe mai andata via dalla mia vita. Ovviamente l’altra fotografa è ancora bella e brava, nonché una mia stimatissima collega con la quale vado molto d’accordo e tutt’ora ci supportiamo a vicenda! E l’ex è diventato un ex di tanto tempo fa. La fotografa in questione si chiama Alessandra Lazzarotto, andate a vedere le sue foto, spacca.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?
Una Canon 5DmarkII e un 50mm 1.2. ho anche uno zoom e un grandangolo, ma mi dispiace, come il 50 non c’è niente.

Qual è il tuo fotografo di riferimento?
Jonas Peterson. Se ci fosse un dio della fotografia sarebbe lui. Mi ispiro in quasi tutto alle sue foto. Invece un grande storico della fotografia che adoro e amo è Weegee, americano che faceva foto ai delitti. Si dice che prima arrivava lui, poi la polizia. Che gallo!

Quale “storia” racconta il tuo progetto?
Come tutte le persone poco normali, anche io sono stata presa di mira da ragazzina. Ero strana perché facevo cose diverse dagli altri. E no, ora che sono adulta, vi posso assicurare che parlare da sola, avere una sorella immaginaria, vestirsi strana e fingere di vivere in un mondo fantasy sono cose normalissime, mi dispiace per voi comuni mortali noiosi che la pensate diversamente. Questi ragazzi creano i loro propri costumi cercando di sfuggire dalla realtà che li prende in giro perché “fanno cose infantili”, come se ubriacarsi fino a star male sia da persone mature. La maggior parte di loro sono stati emarginati, trattati con sufficienza, derisi per qualcosa di “strano” tipo leggere manga (seriamente?). Tutto ciò dà vita ad una delle più belle forme di creatività. Non c’è nulla di più bello che vedersi nei panni dei propri eroi, sentendosi per una volta invincibili conquistando tutto e tutti. E lo si vede dai loro occhi, che brillano sempre quando dall’altra parte c’è un fotografo che apprezza il loro lavoro. Guardare le foto per credere.

Perché hai scelto queste foto per l’esposizione in via Roma?
Ho scelto queste foto in particolare perché sono le più recenti e quindi non sono viste e riviste. Fosse per me, farei una mostra su tutti coloro che ho fotografato, meritano tutti. Purtroppo ne potevo scegliere solo alcuni.

Come interpreti il tema di Fotografia Europea, “Vedere. Uno sguardo infinito”?
Non c’è niente di più infinito di uno sguardo pieno di speranza, dove finalmente ha un momento di gloria, rispetto alla noiosa e squallida routine di tutti i giorni.

Trovi che via Roma sia interessante dal punto di vista fotografico?
Via Roma è la mia via, dove lavoro e dove vivo, il mio studio è qui e l’ho voluto io qui. Non so perché, forse perché ci sono affezionata da tutta la mia vita, ma sentivo che non avrei potuto andare da nessun’altra parte. E certo che la location è adeguata alla mia mostra, è il mio studio fotografico! È perfetto!

Può la fotografia aiutare a “sentirsi a casa”?
Certo!! Viviamo in un mondo dove le foto sono l’ordine del giorno, dalla banalissima selfie alla polaroid (gli hipster adorano usarla) non c’è nulla di più bello che ricordare le cose insieme con le foto!! Se poi c’è anche del cibo insieme all’album di foto ancora meglio!

Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia, ma continua a girare per il mondo unendo il lavoro alla passione per il viaggio, dall’Europa all’America all’Australia, sperando di ritornare presto in Giappone, che visitò da bambina.

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