Ghirba - Biosteria della Gabella

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Cosa ti piace fotografare?
Approfondisco tematiche sociali con un approccio documentario. Di solito lavoro su progetti di lunga durata per poter avere una visione consapevole ed approfondita delle situazioni.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?
Quando non la uso per lavoro, mi applico per trasformarla in un linguaggio che possa dare un senso
al mio desiderio di conoscere quello che accade intorno a me. E non necessariamente nel giro di pochi chilometri..

Ci racconti la tua storia da fotografo?
Ho iniziato a fotografare seriamente intorno ai 24 anni e dopo la laurea ho deciso che avrei provato a farlo di mestiere. Sono passati alcuni anni e posso dire di
sapere poco della fotografia, perché so poco del mondo..

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?
Degli oggetti strani che assomigliano a macchine fotografiche..

Qual è il tuo fotografo di riferimento?
Guardo tutto. Ho iniziato a fotografare studiando i lavori di Koudelka e Ghirri. Due fotografi che hanno poche cose in comune tra loro. Di fronte alle stampe di Salgado, in mostra a Milano alcuni anni fa, non sapevo se ridere o piangere per la sua grandissima capacità di ritrarre l’umano. Amo i fotografi della Noor, Zizola, Kozyrev e Bonet. E gli italiani Ceraudo e Monteleone. Tutti capaci di uno sguardo personale sul mondo. E potrei andare avanti ancora a lungo citando diversi fotografi…

Quale “storia” racconta il tuo progetto?
Queste fotografie parlano di un piccolo viaggio nella multietnicità, nella espressione della fede e di come tutti, alla fine si assomigliano malgrado le enormi diversità.

Trovi che via Roma sia interessante dal punto di vista fotografico?
Credo di si. E’ una piccola via del mondo. E dentro c’è il mondo. Via Roma è una via di Marsiglia, come nei romanzi di Izzo.

Può la fotografia aiutare a “sentirsi a casa”?
Non lo so. Io non mi sento mai a casa. Perché cerco di capire cosa succede intorno a me. E di solito non mi risparmio. E non risparmio neanche quello che cerco di fare. Mi interrogo spesso su cosa riesco o no a dire e generalmente il risultato non è autocompiacente.

Ivano Di Maria è nato a Udine nel 1967 e si è laureato al DAMS di Bologna con una tesi sulla fotografia sociale. Da alcuni anni porta avanti un percorso di ricerca sul linguaggio connotativo, indagatore della profondità del simbolo, che prende a pretesto la realtà sociale, il paesaggio, l’ambiente.

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