Ghirba - Biosteria della Gabella

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Cosa ti piace fotografare?
Le linee e le forme nei paesaggi.
La quotidianità, la cultura e l’architettura di una città o di un paese.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?
Direi al quanto patologico per quello che riguarda la composizione fotografica! Spesso quando cammino o viaggio in macchina vedo come se avessi un mirino di una reflex davanti agli occhi, tutto in una perfetta composizione.
Adoro lavorare su dei soggetti, ragionarci sopra e svilupparli. I miei lavori sono sempre un insieme di fotografie che rendono il progetto fotografico un racconto. La fotografia per me oltre ad essere documentazione è narrazione.

Ci racconti la tua storia da fotografo?
Ho intrapreso la strada delle arti visive a 17 anni. Mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ramo multimediale, e alla prima lezione di fotografia è stato come un vortice. Ho da subito acquistato una reflex analogica e nel giro di un mese avevo una camera oscura con altri amici. Dopo la triennale, mi sono specializzato in fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ora lavoro come fotografo freelance e tengo dei corsi e workshop di primo livello.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?
Canon, con ottiche 50mm 1.4 e il 24-70 2.8. Flash 580ex. Cavalletto.

Qual è il tuo fotografo di riferimento?
Non ne ho uno in particolare, ma se dovessi scegliere il mio riferimento paesaggistico è sicuramente Mario Giacomelli e Andreas Gursky per la ridondanza geometrica. Tra le correnti invece c’è quella delle avanguardie di inizio ‘900.

Quale “storia” racconta il tuo progetto?
Il primo scatto di Waiting risale al 2008 quando andai in Olanda a trovare un amico che viveva in uno squat. Entrai nella mansarda e mi trovai davanti una poltrona illuminata dall’alto da una piccola finestra situata sul tetto. Subito mi trasmise malinconia, solitudine e attesa, come se il tempo si fosse fermato. Scattai la foto e da lì iniziò il progetto “Waiting”: immortalare location rigorosamente con luce naturale, senza ritrarre persone.

Perché hai scelto queste foto per l’esposizione in via Roma?
Mi piaceva il contrasto tra il tema dell’attesa – Waiting appunto – e una via di passaggio del centro come quella di via Roma.

Come interpreti il tema di Fotografia Europea, “Vedere. Uno sguardo infinito”?
Anche se, come dicevo, Waiting non nasce appositamente per questo tema,
credo però che sia pertinente in quanto necessita di uno sguardo approfondito, a più livelli; inoltre il concetto di infinito e il concetto di attesa non sono poi così distanti.

Può la fotografia aiutare a “sentirsi a casa”? La fotografia ha, in qualche modo, proprietà di accoglienza?
Assolutamente sì. Una foto in un luogo pubblico o privato, ha la capacità di trasmettere accoglienza, di farti pensare e captare informazioni sul luogo stesso.

“La mia foto è la tua foto”: cosa ti ispira questa frase?
E’ una frase che mi ispira condivisione. L’artista, in questo caso il fotografo, esprime ed esterna, attraverso il proprio mezzo artistico, un concetto per suscitare al pubblico un’emozione, una denuncia, un fatto o un’esperienza.
L’arte, secondo me, è un mezzo per la rivoluzione interiore e collettiva.

27 anni, fotografo, videomaker e compositore musicale freelance, diplomato in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e in Teoria e Tecnica della Comunicazione Multimediale presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Inizia come videomaker, realizzando ad oggi sette cortometraggi, e avvicinandosi da subito alla fotografia analogica elaborando le immagini con la propria camera oscura, per poi passare in seguito a quella digitale.
In continua formazione e aggiornamento tramite workshop e seminari, attualmente impegnato nella sperimentazione sinergica fra foto, video e musica.

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