Ghirba - Biosteria della Gabella

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Cosa ti piace fotografare?
Solo quello che voglio rivedere.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?
Calamitico. Un’emergenza attrattiva.

Ci racconti la tua storia da fotografo?
Mi sono avvicinato alla fotografia all’età di 20 anni circa, poi non mi sono più allontanato.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?
Reflex digitale, Polaroid e cellulare.

Qual è il tuo fotografo di riferimento?
Uno e basta? I primi che mi vengono in mente sono: Edward Weston, David Stewart, Franco Fontana e Pierpaolo Ferrari.

Quale “storia” racconta il tuo progetto?
Ciò che il distretto ceramico modenese nasconde.

Come interpreti il tema di Fotografia Europea, “Vedere. Uno sguardo infinito”?
Ricollegandomi al tema della mia mostra e alla ricerca geometrica che mi ha guidato, potrei dire che la bellezza e la bruttezza del distretto sono come due rette parallele che si incontrano in un punto all’infinito. Questo punto per me è lo sguardo, quello che ti fa capire qual è lo scatto giusto.

“La mia foto è la tua foto”: cosa ti ispira questa frase?
La morte dei diritti d’autore.


Nato e cresciuto sulle rive del torrente Fossa, nell’alta modenese. Classe ‘85, ingegnere e fotografo per passione.

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