Ghirba - Biosteria della Gabella

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Cosa ti piace fotografare?
Ciò che mi emoziona.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?
Diretto, ruvido.

Ci racconti la tua storia da fotografo?
Mio padre era appassionato di fotografia nei “non sospetti” anni settanta, quando le fotografie le si sviluppavano nel bagno di casa. È lui che mi ha trasmesso quest’arte. Il passo successivo è stato iniziare a scattare per conto mio e a cercare di trasmettere l’emozione che provo nel guardare la realtà.

Dal punto di vista tecnico, quali strumenti utilizzi?
Mi piace la maneggevolezza dello strumento, se il mio telefono cellulare fosse dotato di un obbiettivo con una certa profondità, userei quello.

Qual è il tuo fotografo di riferimento?
Il grande maestro milanese recentemente scomparso: Gabriele BASILICO.

Quale “storia” racconta il tuo progetto?
Dopo un lungo periodo di tempo passato lontano dalla mia terra, le vicissitudini della vita mi hanno portato ad un ritorno quasi costretto. Io ne ero preoccupato, ma lei, la mia terra, mi ha accolto come una madre accoglie un figlio, senza domande e senza rimproveri, solamente con un abbraccio affettuoso.

Perché hai scelto queste foto per l’esposizione in via Roma?
Questo scatto, dove l’obbiettivo cattura un’infinità di soggetti senza catturarne mai nessuno nel particolare, rappresenta l’abbraccio della “mia terra”, ma, espandendosi verso un orizzonte senza confini, mostra come questa non abbia confini se non quelli che io stesso, arbitrariamente, decido di darle.

Trovi che via Roma sia interessante dal punto di vista fotografico?
Non conosco Reggio Emilia se non per i CCCP.

Può la fotografia aiutare a “sentirsi a casa”?
Osservare, in un breve elemento di spazio come una fotografia, rappresentazioni della nostra realtà, stimola l’effetto di empatia e di assonanza in ciò che si guarda: stessi sentimenti che si provano davanti a qualcosa che di familiare, di nostro, come una casa, come un amico che non vediamo da molto tempo.

“La mia foto è la tua foto”: cosa ti ispira questa frase?
La mia personale ricerca fotografica è sinonimo di questa frase: ciò che io fotografo è quel pezzo di città, quel pezzo di strada, quel pezzo di spazio che ti appartiene ma che dimentichi di vedere: io cerco semplicemente di restituirtelo.

Originario della città di Taranto, Fabio Savino ha maturato la passione per la fotografia parallelamente allo studio della Architettura, perfezionandola alla scuola di fotografia “Fondazione Studio Marangoni” di Firenze. Da lì ha collaborato con street artists e grafici (abik, blù, run, ray oranges), studi di fotografia, design e architettura (terraproject, youngteam design, studiocaad), bands indipendenti (ionio, bogong in action, mashrooms) e partecipato a mostre collettive e personali (“pre-cursori” Taranto, “mostra di arte moderna” Cosenza, “morte all’architettura” Firenze) oltre alla pubblicazione su alcuni blog ed edizioni (“la città delle immagini” Alinea editore).